Cos’è e da cosa è influenzata l’omofobia interiorizzata

LGBT

L’omofobia interiorizzata generalmente si riferisce alla “interiorizzazione” delle attitudini omofobiche della società verso lesbiche, gay o persone bisessuali.

Le forme che può assumere possono variare dalla vergogna, rifiuto, autolesionismo fino all’odio verso altre persone gay e comportamenti inconsci.

E’ facile riscontrarla nella quasi totalità di gay e lesbiche, ovviamente in misura diversa da individuo a individuo.

L’omofobia interiorizzata porta a condurre una vita isolata e priva di soddisfacenti relazioni sentimentali e sociali oltre a problemi negli studi e in ambito lavorativo visto che spesso ci si sente inadeguati rispetto agli altri. I disturbi tipici sono ansia, depressione, mancanza di autostima, mania di perfezionismo, dipendenza (da alcolici, droghe, cibo), compulsione sessuale.

L’ambiente circostante gioca un grande ruolo, per evitare di sentirsi isolati è importante entrare in contatto con comunità dove si è accettati senza problemi per quello che si è, specialmente in età giovanile.

L’omofobia interiorizzata avviene per alcune delle stesse ragioni per il quale le persone etero sono omofobiche, vale a dire l’ignoranza, spesso per motivi religiosi ma anche per stereotipi negativi e disinformazione presente in famiglia, a scuola e nella società.

Nelle persone gay e lesbiche le attitudini negative diventano “interiorizzate” essendo il soggetto di questi pregiudizi. Ne risultano affetti indipendentemente dall’esserne coscienti o meno e spesso si è feriti dall’odio e discriminazione.
L’omofobia interiorizzata non è una scelta, ma deve essere una scelta poterla cambiare.

Nascondere il proprio orientamento, o peggio ancora fingere di essere eterosessuali può essere solo controproducente.
Non è facile venirne fuori, certo, ma non è neanche impossibile.
Molti ce l’hanno fatta, basti per esempio vedere il coming out di personaggi di rilievo, e ciò può dare una mano a sconfiggere il grande problema dell’omofobia sociale.

Esistono terapie per trattare l’omofobia interiorizzata, come la psicoterapia cognitivo-comportamentale: si valuta il livello attraverso colloquio clinico e test specifici, quindi si cerca di capire insieme quali siano gli effettivi pensieri disfunzionali rispetto all’omosessualità e si modificano mano a mano sostituendoli con pensieri più funzionali. Naturalmente i risultati dipendono esclusivamente dalla volontà della persona gay/lesbica.

C’è anche chi come Michelle Birkett, membro del programma IMPACT della Northwestern University, indica una semplice soluzione contro l’omofobia interiorizzata, cioè quella di fermare l’omofobia esistente.

Fonti: Mashable.com, Revelandriot.com, Gaywave.it

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