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Deflorata
#1
La domenica successiva tutti i suoi si sarebbero recati a una prima comunione e Patrizia si fece venire un tremendo mal di testa.
- Come ti regoli poi, per il mangiare? – chiese la madre – Ti preparo una frittata? -
- No, non ti preoccupare, se me la sento, scendo a mangiare a casa di Nicola.-
La madre cedette subito, non voleva guastare l’idillio che pareva si stesse creando tra i due.
Quel giorno uscirono tutti verso le dieci; neppure un’ora dopo, Nicola, alla chetichella, si intrufolò nel palazzo: bussò alla porta con le nocche delle dita. Patrizia si era rimessa a letto e non capiva a cosa attribuire quei colpetti impacciati poi, sbuffando, si decise ad approfondirne l’origine.
- Ma, chi è? – sussurrò davanti alla porta chiusa.
- Sono io, Nick ... ! – sussurrò il ragazzo. Lei aprì e lo guardò sbigottita:
- Ehi, ma sei completamente matto? – lo assalì – Ma ti rendi conto che i miei sono ancora in giro e che... – guardò fuori – è ancora l’alba? Non ho ancora fatto la doccia! –
Lui cercò di intrufolarsi, comunque, nell’appartamento.
– Nessun problema – disse – e la doccia te la posso fare io... –
Lei rise: – Ma questo è tutto scemo ... - poi – Ok! Dai, entra e aspettami sul divano. Vado a prepararmi; nel caso poi usciamo. –
Il ragazzo era deluso, aveva sognato per tutta la notte quel momento di intimità e le sue eventuali ripercussioni.
- E niente di più? Non potremmo ... ehm, baciarci un pochino? Prima di uscire –
- Non se ne parla neppure – sbottò lei – hai preso questa casa per un casino? – però, allontanandosi, rise, mentre sbatteva la porta del bagno.
Nicola non demordeva, era su di giri.
Appena sentì lo scrosciare della doccia provò a entrare: la porta non era chiusa a chiave.
Patrizia era nuda, l’acqua le scorreva addosso, creando una lieve condensa sul paravento di cristallo, il vedo non vedo la rendeva ancora più intrigante.
Piccole gocce riflettevano la luce, come brillantini sparsi sul corpo statuario; la ragazza lo vide, ma non disse nulla... si voltò verso il gruppo doccia, mostrandogli le natiche stupende, e la sua natura, che si dischiudeva ogni volta che si abbassava, per insaponarsi le cosce. Lo ignorava deliberatamente.
Il giovane non sapendo come comportarsi, come al solito si affidò alla sorte. Aveva costatato che, quando lei si eccitava, dopo era tutto più facile, ma conosceva anche le sue “ire” e come lo maltrattava quando era arrabbiata.
Era troppo su di giri per non osare... si tolse il jeans e pure i boxer e apertosi la camicia di cotone, aspettava. Sperava che la vista del suo inturgidimento, movesse a compassione la ragazza.
In quel momento Patrizia, chiuse l’acqua e uscì dalla doccia.
- Prendi quell’accappatoio e aiutami! – ordinò con noncuranza, evitando accuratamente di guardarlo.
Lasciò che Nicola la asciugasse accurato e meticoloso, prima la parte alta del corpo: il tronco, poi i seni superbi che lei stessa sollevò, per permettere al giovane di asciugarli di sotto. Poi sedette su uno sgabello e lui si dedicò alle cosce, ai piedini piano, piano, un dito alla volta.
Quando, risalendo con le mani, si avvicinò alla vulva, Patrizia lo bloccò.
Il giovane pensò che lo avrebbe scacciato, irritata, invece lei gli porse una tovaglietta pulita, di cotone bianco.
- No, per asciugare lì, usa questa. – disse piano.
Gli prese l’accappatoio dalle mani e ci si sedette sopra.
Intanto lo squadrava da capo a piedi, senza mostrare i suoi sentimenti, facendolo sentire ridicolo e inadeguato.
- E adesso cosa vuoi? – gli chiese con freddezza.
Come ogni volta che era in difficoltà, il giovane iniziò a farfugliare, un po’ confuso ma cercò lo stesso di rispondere qualcosa: lei si arrabbiava, quando lo vedeva così insicuro e lo mortificava.
- Non balbettare! – ordinò Patrizia alzando la voce e facendolo sentire ancora peggio. – Sii chiaro e scandisci bene le parole: cosa desideri? –

- In piedi e avvicinati, adesso! – disse la ragazza.
Cera molta luce e lei ne approfittò, per studiare e valutare con comodo la sua virilità. Era da tempo che voleva conoscere perfettamente le parti intime di un maschio ma, finora, aveva sempre avuto vergogna a dimostrarlo. Toccava e tastava, i cosiddetti gioielli, e ne valutava consistenza e caratteristiche. Nicola mugolava come un cucciolo che ha paura di scodinzolare troppo.
- Ti faccio male? – chiese.
- No, no – rispose lui, pronto – è solo la sensazione... non so definirla: mi fai sentire... vulnerabile. –
- Insomma ... – disse lei – ti piace o non ti piace? –
Lui si affrettò – Mi piace, mi piace! Mi piace molto: mi fai uscire pazzo. - sembrava venire meno, Patrizia notò che spesso stringeva le gambe, quasi contorcendosi come dovesse correre al bagno. Lo guardò negli occhi, perfida:
– Ma cos’hai? Devi fare la pipì? – Nicola avrebbe preferito sparire, ma detto da lei la voglia aumentò. Per poco non pianse ma disse:
– Veramente, sì ... dovrei. –
- E vieni allora... potevi dirlo prima? –
Patrizia si alzò in piedi e si pose a fianco di lui, poi come un cagnolino al guinzaglio, lo prese e lo portò fino alla doccia.
Si abbassò, avvicinandosi a lui e lo prese in giro, fischiettando il classico: “Piss, piss!”. Intanto, aprì l’acqua della doccia lieve, lieve, per far scorrere la pipì immediatamente nello scarico del piano.
Nicola si fece rosso ma, nonostante i minuti che passavano, proprio non riusciva a mingere.
La ragazza non ebbe pietà e iniziò a mungerlo con le dita strette, con gesti lenti, tranquilli; l’altra mano gli carezzava il pancione peloso o le natiche robuste.
- Rilassati, schiavo! – gli sussurrò all’orecchio. E iniziò a sollecitarlo al di sotto dei genitali. Finalmente, non potendo più trattenerla Nicola riuscì a farla.
Nonostante la gestualità fredda e distaccata, la ragazza era molto eccitata.
Tutti le movenze le sembravano un rito sessuale da compiere con determinazione e sussiego.
Guardò l’ora, non era tardi e lei era su di giri. Si decise.
Portò Nicola nel salotto e gli disse:
- Hai un preservativo? –
Colto alla sprovvista, impreparato, il giovane si agitò ma dovette ammettere che non lo aveva.
- Uhm... - mormorò lei, contrariata, poi aggiunse - Aspetta, provo a vedere. – da tempo aveva scoperto che i suoi, nascosti in una vecchia borsetta della madre, tenevano nascosti dei profilattici. Fu fortunata, c’erano ancora. Ne prese uno, sperando che non li tenessero contati.
Poi tornò da Nicola che aspettava, seduto.
- Stenditi – disse imperiosa, e lui obbedì, sbracandosi sul divano.
Patrizia si inginocchiò al suo fianco e memore della volta precedente gli si avvicinò col viso e con le labbra. Nicola si riprese rapidamente; quando lo sentì nuovamente turgido, disse:
- Mettiti questo, adesso! – e gli porse il profilattico – Voglio farlo completamente, stavolta. – Nicola non svenne ma solo per poco, stava per alzarsi in piedi ma lei lo fermò.
– No, resta disteso, monto io sopra, così se sento male, mi fermo! – e cominciando a toccarlo, poi – Non so come andranno le cose, ho un po’ paura e tu sei pasticcione. –
- Spero di no, non lo so. Spero che non senti male... anche per me è la prima volta... – poi aggiunse – lo facciamo piano, piano, dai. –
E si distese, col sesso eretto.
- Va bene, proviamo - disse la ragazza, salendogli cavalcioni, voltata con la faccia verso i piedi. Fu una scelta precisa, determinata. Non voleva vedergli il viso che si eccitava, voleva evitare ogni ricordo sentimentale per quella sua decisione squisitamente pratica.
Allargò le cosce sul ragazzo. Era sollevata su una gamba, mentre l’altra l’aveva già piegata al suo fianco; ora si aiutava con le mani, tenendosi ancorata sulle sue ginocchia. Per sentirsi più pronta retrocedette come una gatta, fino a offrirsi alla bocca del giovane che non chiedeva di meglio.
Intanto Patrizia lo accarezzava per tenerlo in tiro. Lo sentiva. Era pronto per lei e lo dimostrava in maniera evidente.
Anche lei agognava, adesso: lo voleva a ogni costo. Ritornò davanti col bacino, andando a caccia del nerbo. Eccolo, ora lo cominciava a sentire. Come fosse dotata di una calamita, la virilità di Nicola sembrava attratta, naturalmente, dalle sue parti più intime e virginee.
Lui le poggiò le grosse mani sulle natiche. Con gli occhi socchiusi, accompagnava semplicemente i suoi movimenti e accettava, estasiato, quella specie di solletico celestiale.
Allora fu lei a iniziare a spingere verso il basso, con movimenti impercettibili, sempre più giù, sperando nel sollievo di una dilatazione graduale. Ma non succedeva niente! Nicola penetrava ma solo fino a un certo punto poi, entrambi i ragazzi, sentivano netto e preciso, l’ostacolo rappresentato dall’imene. Arrivato al massimo della sua naturale circonferenza, questo non cedeva più: si avvertiva perfettamente.
Bisognava per forza spaccarlo: la carne si doveva lacerare.

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La tensione aumentava nel salotto in penombra.
Patrizia si pentì di aver deciso di tenere le redini del gioco, ora temeva di non trovare il coraggio necessario. Una lacrima di rabbia le segnò la guancia, arrossata dall’emozione. Per fortuna Nicola, che aveva davanti uno spettacolo sublime ed eccitante, sosteneva perfettamente l’erezione nonostante la tensione che si stava accumulando. Poi l’eccitazione prevaricò le loro titubanze e l’atto fu compiuto.
Nicola vide tutto, credeva d’impazzire di piacere. Oltre al fatto fisico, adesso al rapporto si aggiungeva una componente nuova: il piacere del possesso. Ora Patrizia era veramente sua!
Da quel momento si convinse che sarebbe stato lui lui il padrone di quella bellezza sconvolgente e ribelle. La guardò, abbarbicata alle sue gambe, seduta sulla sua pancia: sembrava diventata una sola carne con lui.

Si era fatto mezzogiorno.
La ragazza si andò a lavare, stavolta chiudendosi nel bagno.
Nicola, armato di straccio, pulì accuratamente ogni traccia.
Squillò il telefono. Patrizia non avrebbe voluto rispondere ma poi pensò che fosse meglio essere informata sugli spostamenti dei suoi. Uscì dal bagno nuda, solo con un asciugamano tra le cosce.
Era sua madre.
- Sì, tra poco scendo, Nicola è di sotto, forse mangio da lui... – mentì.
La ragazza aveva il volto provato e guardò la tovaglietta, portava tracce di suo sangue. Tutto era fatto e non si poteva tornare indietro. Nicola lo vide e divenne bianco come un cencio. Lei rise:
– No, non preoccuparti: è tutto a posto! Doveva pur succedere una volta, no? – Anche il giovane era ancora spogliato:
- Vieni, rilassati – disse Patrizia – ti sei spaventato? –
Patrizia lo portò in cucina, erano entrambi praticamente nudi, lo fece sedere e preparò un caffè con la macchinetta. Lo sorbirono senza dire niente, stavano recuperando le forze e le idee. Tutto era successo così in fretta eppure tutto tra di loro era cambiato. Chiacchierarono un po’ del più e del meno, poi mangiucchiarono un po’ di frutta. Nicola, naturalmente aveva una fame da lupo ma non si lasciò andare per non turbare la delicatezza delle ore passate insieme, quasi come fossero marito e moglie.

Quando il ragazzo ritornò pieno di vigore, lei si alzò dalla sedia e salì sul tavolo, sedendosi sul bordo.
Nicola capì cosa desiderava, era raggiante, felice.
Ancora una volta, la reticente Patrizia, voleva essere sua, alla fine. Aveva vinto e alla grande. Se fosse stato solo, avrebbe gridato di giubilo, come un buttero al rodeo. Le sollevo le gambe tornite, tenendole le caviglie con una sola mano. La sua natura era lievemente gonfia, pensò che adesso era tutta sua, lui le aveva appena strappato la verginità. Per la ragazza non era così ma lui non poteva capire...
Patrizia gli poggiò le gambe sulle spalle, mentre Nicola, adesso più esperto e disinvolto, trovò la “toppa” per la sua chiave.
Una volta entrato facilmente, cercò il ritmo per oscillarle dentro e fuori, con costanza. Il tavolo della cucina era perfetto.
Gli piaceva guardare, gli sembrava un sogno e si divertì a provare tutte le tecniche che la sua fantasia gli suggeriva. Lei mugolava e godeva, finalmente libera e decisa a prendersi un piacere tanto agognato.
Per molti minuti stettero così. Nicola fermo, non osava interrompere il tripudio della sua ragazza.
Patrizia, prima ansimava, poi iniziò quasi a urlare, tant’è che Nicola fu costretto a tapparle la bocca, temendo che i vicini potessero sentirli.
Nicola capì che era il suo turno per darsi da fare e imparò che il piacere di Patrizia iniziava adesso.


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