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Il primo assaggio del bianco omaggio.
#1
Tongue 
Nicola sentì un calore al basso ventre, mentre la sua virilità si gonfiava. Una ridda di emozioni fece girare la testa al ragazzo, nemmeno lui aveva particolari esperienze.
Un paio di volte, con gli amici, era andato a guardare le prostitute e, una volta, aveva pure avuto un mezzo rapporto con una, vecchia e navigata. Approfittando della sua inesperienza, gli aveva procurato il piacere alla meglio, in pochi minuti, liberandosi subito di lui.
Ora, era tutt’altra cosa. Davanti ai suoi occhi: il paradiso, nel cuore, invece, le pene dell’inferno. Aveva paura di comportarsi nel modo sbagliato.
Non trovando di meglio da fare, s’inginocchiò ai piedi del letto e, con delicatezza, le sfilò le scarpine.
- Dai – le sussurrò – perdonami... non avercela con me. –
Lei mugugnò, ma non lo scacciò.
Allora Nicola si fece coraggio: - Ti faccio un massaggino ai piedi? E’ rilassante... posso? –
Altro mugugno, ma nessuna ribellione, il ragazzo prese quella risposta per un sì.
Patrizia aveva dei piedini veramente belli; esercitavano sul giovane un grande fascino da sempre: non gli sembrava vero di poterli accarezzare e tenerli stretti tra le dita, tutti per se. Erano freschi, leggermente umidi; si diede subito da fare. Si mise comodo e appoggiò i gomiti sul bordo del letto.
- Come sono freddi questi piedini, ora te li scaldo. – E se li portò al petto, alzandosi la maglietta di cotone. Agiva con sempre maggiore libertà.
Approfittando della posizione, cominciò a baciarli. Li stringeva e li accarezzava con movimenti sempre più decisi. A ogni carezza, cercava di salire con le mani verso le gambe. A ogni gesto, cercava di fare del suo meglio per allargargliele. Intanto guardava, spiava, cercava di vedere sempre più su, per godersi, finalmente, la vista di quel sesso proibito che, finora, aveva potuto solamente sognare.
Fantasticava e si eccitava, non gli pareva vero che lei gli concedesse tanta confidenza. Sperava che non lo scacciasse lasciandolo, ancora una volta, a bocca asciutta. Procedeva alla meglio, la paura faceva da deterrente e da eccitante, allo stesso tempo.
Quel suo tentennamento finì per eccitare fisicamente anche Patrizia. Il ragazzo era impacciato e servile. All’inizio, quest’atteggiamento, le aveva procurato una certa irritazione ma adesso, scoprì, che quell’ammirazione reverenziale, la paura stessa di Nicola, la faceva andare fuori di testa.
Si sentiva importante, dominatrice, sensazioni inattese per una dal carattere tranquillo come il suo.
La prostrazione tangibile di Nicola la faceva sentire una dea che, per capriccio, aveva deciso di concedere a un suddito, confidenze che avrebbe potuto solo sognare.
Non aveva mai provato la sensazione del dominio. Forse era accentuata proprio da quella posizione, nata fortuitamente: con Nicola ai suoi piedi, in ginocchio per lei. Così aveva scoperto quell’aspetto intrigante di un rapporto a due.
Lui faceva del suo meglio per essere delicato ma il respiro affannoso lasciava capire che era sempre più eccitato, faticava a trattenere la sua irruenza.
Con languido distacco, quasi dormisse e non si accorgesse di nulla, Patrizia voluttuosamente, sollevò i talloni verso l’alto, scoprendo le mutandine nere di pizzo.
Nicola era al settimo cielo: cominciò delicatamente a leccarle le piccole dita, premendosele sul viso e sulle labbra. La sua lingua passava tra gli interstizi. Faceva sussultare la ragazza di un piacere ben diverso dal solletico. Poi fece una richiesta inaspettata:
- Patty, ti prego – disse – non pensare a male, ma io se non mi sbottono un poco, scoppio! – Si riferiva al jeans, teso e gonfio della sua virilità. La ragazza lo ignorò: finse di essere impegnata ad accettare rilassata il suo massaggio.
Allora, ancora una volta, si fece coraggio e si decise a prendere l’iniziativa. Si alzò in piedi e si sbottono la cinta, poi la patta e, infine, trovò il coraggio di abbassare tutto e scoprire il pube. Ora era fin troppo evidente che era eccitato, e dotato di un qualcosa di grosso e spesso.
Nonostante avesse un po’ di pancia per la tendenza all’obesità, il membro era evidente. La cosa notevole che più impressionò Patrizia (che sottecchi cercava di spiare quell’immagine oscena) era lo spessore. Soprattutto nella parte superiore, quel coso scuro, nella penombra, le ricordava una melanzana.
Lei finse di disapprovare, disgustata, quell’esposizione improvvisa. In realtà, guardava per studiarselo attentamente: era il primo che le capitava a portata di mano. Le sue avventure precedenti erano state solo toccatine e visioni approssimative. Adesso era sola in casa, con un ragazzo nudo.
Non riusciva a staccare gli occhi dal cilindro. Al di sotto, s’intravvedeva una sacca, era gonfia e scura; sapeva che là si celava il succo dell’amore maschile ma lei ne aveva ben poca esperienza.
Qualche amica le aveva confessato di averlo visto sgorgare dal suo ragazzo, altre, addirittura, di avere assaggiato quella roba strana, ma forse avevano mentito. A Patrizia già bastava il solo vederlo nudo, per sentirsi turbata intimamente.
“Forse ci siamo già spinti troppo oltre...” pensò, mentre le sue guance arrossivano. Si ricordò che era ancora vergine e, con lo sguardo ancora fisso su Nicola, le sembrò semplicemente impossibile che, ciò che le avevano raccontato sul primo rapporto, potesse avverarsi. “Potrebbe avere qualche malformazione?” decretò tra se, abbastanza ingenuamente. Decise che ci avrebbe pensato poi, per il momento sarebbe stata molto attenta a evitare il peggio.
Nicola, intanto, cercava di darsi da fare, anche se in maniera piuttosto impacciata.
Col pantalone e i boxer all’altezza delle caviglie e la maglietta alzata, era abbastanza goffo, ma non osava spogliarsi di più. La paura che arrivasse qualcuno era troppa, era certo che non sarebbe mai riuscito a diventare abbastanza padrone di sé per rivestirsi in fretta. Invidiò Patrizia che con una semplice minigonna e solo la maglietta, poteva persino togliere le mutandine e, comunque, presentarsi immediatamente in ordine, semplicemente alzandosi dal letto.
Nicola si chinò e le baciò il collo, mentre impacciato, procedeva a spogliarla, cercando i seni. Si chinò su di lei, per baciare quelle due montagne deliziose.
Abbassandosi da un lato, lei aveva tutta la possibilità di vedere in primo piano la sua virilità, ma seppure tentata, non trovò il coraggio di toccare.
Nonostante gli sforzi per trattenersi, alla fine fu rapita dall’odore. Da quei genitali caldi, a pochi centimetri dal suo corpo, un profumo muschiato, tipicamente maschile, attraeva la sua libido.

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Ora il giovane aveva trovato il coraggio di arrivare alle mutandine nere e di cercare di abbassarle, pur temendo un immediato divieto. Al contrario, Patrizia si inarcò, facendolo gongolare di piacere, permettendogli di sfilarle più facilmente: adesso scorrevano sul suo corpo come un sipario, scivolando tra le cosce, le ginocchia e poi i piedi.
Una volta senza slippini, lei si offrì in maniera spettacolare al ragazzo, puntando sulle ginocchia divaricate: Nicola si trovò di fronte uno spettacolo che mai avrebbe potuto sognare. La natura più intima della sua amica lo attraeva e sembrava dicesse: baciami.
Era un insieme di petali, come una rosa, e non desideravano altro se non essere assaporati dalla sua bocca, assetata. Non riusciva a credere che tutti i suoi sogni impossibili fossero lì, a portata di mano: era convinto che, all’improvviso, tutto sarebbe svanito, come nelle favole.
La delicatezza iniziale lasciò il posto ad una libidine crescente, tanto che, mentre baciava e carezzava Patrizia, con le dita la martoriava, studiandola, palpandola. La fanciulla si irrigidì nello spasmo causato dalle dita di Nicola e dalla vista della sua nudità. Voleva toccarlo, ma non ne trovava il coraggio.
Tutto storto e contrito, abbassò la testa, baciandole l’ombelico, poi il bacino, fin a scendere, affamato, con la bocca ancora più giù.
Il profumo di donna gli diede coraggio e così la assaporava rumorosamente, come un frutto di mare. Si aiutava con le dita, per porla sempre più a favore delle sue labbra.
Un po’ ci provò, un po’ l’emozione gli fece mancare forza nelle gambe, fu così che si ritrovò sul letto, sopra di lei, puntellandosi sui gomiti.
Allora tentò il tutto per tutto. Disposti quasi uno al contrario dell’altro; mentre succhiava il nettare del suo fiore, con decisione, si aiutò con la mano e provò a offrirle il suo sesso, sperando che lei lo accettasse.
Era troppo. Patrizia glielo tolse di mano e iniziò a carezzarlo, a misurarlo con le dita, impazzendo dal piacere: toccava, palpava, come fosse posseduta. Era inebriante avere quel fallo a sua disposizione!
Per la prima volta capì cosa voleva dire essere donna.
Allora si rilassò. La testa era stretta tra le ginocchia di lui, un attimo dopo iniziò a concedergli i primi, di una lunga serie di baci sempre più peccaminosi.
Il suo ragazzo era umido di sudore e profumava di selvatico.
Cercò di fare del suo meglio, di ricambiare con lo stesso accanimento, il piacere intenso che lui le stava donando... e, finalmente, dischiuse le labbra.
Fino a poche ore prima, non avrebbe mai immaginato, di arrivare a tanta intima confidenza con Nicola, eppure...
Adesso, sembrava possibile anche l’impossibile: un muro invalicabile era crollato e lei era sua; la sua carne, il suo corpo, erano diventati un dono per l’infatuazione dell’amico.
- Io, io... mi spiace... – bofonchiò Nicola mentre non mollava la sua femmina – non ce la faccio più, perdonami... non mi trattengo... – era veramente mortificato e lei non seppe trattenerlo, non se la sentì. Capiva che lui era ormai all’acme del piacere.
Si liberò e lui si mise inginocchiato sul letto, guardando la sua ragazza nuda, solo per lui... sotto di lui. Si toccò rapidamente.
Guardava e perdeva i sensi: le gambe della ragazza erano spalancate come un anfiteatro, sembravano aspettarlo.
La minigonna era solo una fascia sottile, sollevata sulla sua pancia, mentre dall’ombelico in su, era nuda; i seni prorompevano, turgidi e ingrossati.
Sotto il suo staffile gonfio, il viso angelico di lei, gli occhi sognanti; mai avrebbe immaginato una scena così dolce e sensuale... le labbra socchiuse sembravano aspettare una pioggia ristoratrice.
Il respiro caldo di lei lo umettava, tanto la sua bocca era vicina alle sue intimità. Per aggiungere ulteriore pathos all’atto, Patrizia, che si era fatta coraggio, lo omaggiava ogni tanto, di un piccolo tocco con la lingua bagnata.
Quando Nicola si irrigidì perdendo il controllo, Patrizia si spostò più in avanti, arcuandosi, per vedere meglio cosa succedeva e, inconsciamente, per offrirsi al maschio, in attesa di un futuro rapporto completo. Nicola si diede degli strattoni nervosi, adesso non muoveva più la mano ma si limitò a tenersi tutto bloccato con le dita della destra.
La ragazza, estasiata, guardava quel vulcano e attese lunghi attimi, fino a quando il primo, inarrestabile guizzo, partì’, libero, verso il suo letto virginale.
Un calore nuovo e umido la inondò, arrivandole sino ai piedini.

Si era fatto tardi.
Per pura fortuna non era venuto nessuno.
Di sicuro, durante quegli intensi momenti, avrebbe potuto entrare chiunque, senza che loro due se ne accorgessero. A freddo, Patrizia meditò su quanto era capitato. La sua voglia di sesso, poteva valere lo stare insieme a un ragazzo che non era il suo ideale? La ragazza era certa di non amare Nicola. Era giovane ma giudiziosa, comprese di avere bisogno di riflettere: non voleva fare passi falsi, in un piccolo paese potevano risultare fatali.
- Ci sei riuscito! – lo rimproverò – Sei contento, adesso? – Intanto rendeva la scena ancora più tragica, raccattando, con un asciugamani, le tracce sparse del piacere folle di lui. - Ma tu guarda che casino! – aggiunse ad alta voce.
Il povero Nicola era troppo confuso e sbandato per sapere cosa rispondere. Era mortificato e non sapeva come uscirne. Dopo l’eccitazione era tornato servile, e si sentì sollevato, quando Patrizia, alquanto bruscamente, lo mise alla porta senza neppure un bacetto.

Molto più tardi, quella notte, ognuno dei ragazzi, nel buio della sua stanza, si toccò nella solitudine complice del proprio letto, mentre ripensavano agli avvenimenti del pomeriggio.
Patrizia stringeva al viso quella tovaglia, che sapeva ancora di seme maschile.
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