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La dura prima volta di un uomo
#1
Exclamation 
Ancora una confessione di sverginamento maschile. L'ho trovata molto cruda e attenta alla parte psicologica di emozioni tanto estreme.

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L’intimità tra i due arrivava a livelli sempre più profondi.
Lucio, sicuro dell'affidabilità dell'amico e certo della sua totale complicità, si lascio andare anch'egli, senza più farsi troppi scrupoli o imporsi remore eccessive. Giustificandosi con sé stesso per il fatto che Simone gli dava tutto, senza chiedere e senza pretendere nulla di più, gli piaceva pensare di fare dei piccoli sacrifici per l’amico, che non aveva mai scopato una donna vera.

Cominciò con l’ingoiare suo sperma, dopo avergli praticato il bocchino talmente in profondità, da aver spesso lacrimato per il soffocamento; era la conseguenza dell'introduzione esagerata del glande fino in gola.
Aveva scoperto che la posizione più favorevole per rendersi aperto e passivo, era quella in cui si stendeva sul divano a pancia in su, con la testa rovesciata sul bracciolo.
La dominazione del cazzo era totale. Il giovane era libero di chiavarlo in bocca a suo piacimento, comodamente in piedi, con la possibilità di governare il ritmo e la profondità della sua penetrazione.
Dal canto suo, Lucio, vedeva in primo piano il cazzo in arrivo e i coglioni, mentre pompava. Poteva carezzarli; a volte, in un folle tentativo figurato, pur avendo la bocca piena di pene, che era entrato fino alla radice, cercava di spingerci dentro almeno una delle palle di Simone.
Spesso, questi gli sborrava in gola, senza che nemmeno riuscisse a sentirne il sapore. Quando veniva così, Simone, diventava una corda tesa: tutto il corpo si irrigidiva e il cazzo fermo, sprofondato in bocca a Lucio, che ne era totalmente bloccato. Il glande, gonfio, sborrava a fiotti vibrando violentemente insieme all’asta. Aveva il dono di restare duro e in tiro a lungo, anche dopo la sborrata.
Capitava così che, Lucio, doveva soccombere per non contrariare l’amico e aspettare a volte anche un quarto d’ora, fino a che il grosso “pesce” di Simone, si ritirasse e gli liberasse la bocca.
Dopo questo tipo di pompa, le mascelle del ragazzo erano indolenzite. Di contro, però, la situazione era talmente arrapante che spesso Lucio si masturbava, tenendo in bocca quell'asta prepotente che mandava odore e sapore di sborra appena munta.

Continuando di questo passo, non ci volle molto per decidersi a sacrificarsi fino in fondo per il suo amico.
Con la scusa di fargli provare com'è fottere una ragazza, si decise ad ammettere il pene di Simone nel suo di dietro.
Non fu una passeggiata, come credeva lui. Sperava che, sapendolo mettere dentro bene, sarebbe stato altrettanto bravo a prenderlo, tra le natiche. Ma non era così.
La colpa era anche di Simone però, che si ritrovava quel cazzo ballerino, un pene che, alle sollecitazioni rispondeva fin troppo “elasticamente”… e così, quando si trattò di sverginare il culo dell'amico, divenne grosso come quello di un cavallo.
Ormai non è che si potesse tirare indietro, anzi il turgore della cappella di Simone, lo rese ancora più lascivo e desideroso.
Si preparò stendendosi sul lettino, con un cuscino sotto la pancia. Allargò le cosce per dare spazio a Simone che iniziò ad armeggiare dietro di lui.
Per prima cosa, con lo sfintere, sentì perfettamente la cappella tonda che si posizionava al centro, nel punto giusto per penetrare.
Fu una sensazione difficile da raccontare: era come se vedesse quella grossa sfera, estranea, che tentava di diventare parte della sua stessa carne.
Quando Simone iniziò a spingere, capì che era condannato. E che gli avrebbe fatto molto male.
Ma era troppo arrapato per dire di no.
Si rassegnò a diventare uno “che lo prende in culo”. Cercò di scacciare tutti i preconcetti e le frasi fatte, spesso volgari, legate in maniera figurata a questo tipo di evento.
Cercò di pensare che dopo tutto non era che una atto sessuale come gli altri, un momento di piacere che finiva lì.

Nel buio nascosto di quella casa dimenticata, donava un emozione all'amico. Quell'amico che lui si fotteva da quasi un anno, profittando del suo buchetto a suo piacimento. Si convinse che era solo un dono. Un’emozione da regalare a chi, diversamente, forse non avrebbe mai provato il piacere del possesso.
Mentre questi pensieri gli turbinavano nella testa, Simone si era bagnato il cazzo di saliva e ripartiva all'attacco.
Riprese ad armeggiare finché, con un guizzo, la capocchia di Simone gli spaccò l’ano in due, superando la resistenza incontrollabile dello sfintere.
Il dolore fece saltare Lucio, che sgusciò in avanti; mortificato e offeso, col culo indolenzito.
Non aveva mai provato niente di simile. Mai.
Era un dolore deciso e umiliante, lo faceva sentire inerme e pieno di vergogna. Temette di sanguinare, rotto dal suo amico e la cosa lo fece arrossire per l’umiliazione. Intanto nel suo animo, affiorava un desiderio perverso e maligno: quello di provarlo ancora, per avere e per donare piacere.
Si massaggiò le natiche, facendole vibrare con le dita, per rilassare la parte, questo gli diede un certo sollievo...

Era confuso sul da farsi… non sapeva se tirarsi indietro, temeva che avere il culo rotto, non gli avrebbe permesso mai più di essere “maschio” come prima.
L’amico era in attesa, arrapato e un po’ confuso.
- Mi hai fatto male! – disse Lucio, languido. – Fai piano. E’ la prima volta, lo sai. Lo faccio solo perché sei tu.
Purtroppo quelle parole non convinsero il maschio pratico che c’era in lui. Si rese conto che era cambiato; il desiderio di prenderlo ancora non era certo da “macho”, né era un favore, che tanto semplicemente si poteva offrire a un amico.
Dopo alcuni minuti si calmò e riprovarono.
Simone fu più dolce nell'entrare e Lucio, con sorpresa, scoprì che il male era quasi del tutto sparito. Restava quella strana sensazione di carne estranea che viaggiava nella sua. Capì perché alle donne… e pure a molti uomini, piacesse tanto. Era il colmo del piacere: darsi totalmente all'altro. Dare il culo era un atto amorevole di sottomissione, che dava brividi e sensazioni profonde che nessun altro atto poteva eguagliare.
Simone lo chiavò a lungo, sempre così: distesi sul letto.
Ogni tanto gli faceva cambiare la posizione delle gambe: prima il giovane lo aveva tenuto con le gambe e il culo spalancati e lui, con le ginocchia serrate, gli si era messo dentro, oscenamente, spingendo spesso troppo a fondo l’asta e provocandogli qualche “puntura”, che lo faceva saltare in avanti. Poi, al contrario, gli strinse le gambe e le serrò, mentre lui sedette, praticamente, sulle sue terga, col cazzo che sprofondava nel culo ben fatto di Lucio.
A volte, tenendosi sulle mani, il ragazzo si fermava col cazzo infisso nell'ano solo per metà.
In quelle occasioni, Lucio, con le dita controllava sia il pene di lui, scoprendolo enorme e marmoreo, sia lo stato del suo sfintere, che era molle e dilatato, al punto che ci poteva infilare anche uno o due dita, per giocare e godere dei contorni di quel cazzo che lo stava ingroppando. Una vera libidine.
Si accorse che era stancante prenderlo nel culo ripetutamente ma non si ribellò.
Quell'esercizio lo aveva reso languido e passivo, lievemente femmineo.
Scoprì un piacere nuovo: aspettare che “l’altro” finisca di fotterti. Imparò la grande differenza tra l’orgasmo maschile e quello femminile. La donna, o chi “dona” e si “fa fare”, può prendere piacere da tutta una serie di sensazioni, molto simili all'orgasmo fisico, prolungandole all'infinito e stemperandole divinamente lungo tutti i momenti dell'accoppiamento. Il maschio, sopra di lui, col cazzo dentro, invece, provava solo un crescendo di arrapamento; era concentrato violentemente sull'atto materiale e sullo sfregamento fisico che lo avrebbe portato ad arrivare.
Lucio, sottomesso a quel cazzo, imparava a godere costantemente del piacere e della furia dell'altro. Simone sudato ed eccitato gli diede le ultime, selvagge botte, intensissime, poi uscì dal suo culo e gli fece segno di girarsi.
Lucio ebbe giusto il tempo di aprire la bocca, mentre l’amico con un mugugno animalesco, cominciò a schizzargli sperma in faccia e in bocca… a litri.
Nonostante il culo dolorante e indolenzito, non era mai stato così arrapato. Aspettò che l’amico, stremato, si poggiasse sul fianco.
Allora girò la testa, di quel tanto che bastava per succhiargli il cazzo, miracolosamente ancora duro, e succhiandolo, si diede pochi colpi al pene, quasi molle, piccolo e morbido: sborrò così, anche lui copiosamente tutto sulla sua pancia.
Restarono distesi per parecchio tempo, per ritemprarsi dallo sforzo.
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