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Perversioni Familiari I (cap. II)
#1
ESTATI BOLLENTI
E così arrivò quel luglio di tre anni fa ed io e la mia cara dolce zia finalmente vivemmo in pieno tutto quello che per mesi teorizzammo in chat.
Appena scesa dal treno ci salutammo con il classico bacio fra parenti, così come feci con zio, ma poi, dopo il pranzo nel casolare di nonno, zia sgattaiolò nella cameretta dove mi ero ritirato per leggere un po' e mi fece un gran pompino.
Francamente pensavo che trovasse più difficoltà nel mantenere anche dal vivo gli atteggiamenti perversi e trasgressivi impersonati a distanza, invece non mostrò nessun imbarazzo né disagio. Entrò con passo felpato e mentre chiudeva la porta spingendola con la schiena mi fece un sorriso complice e malizioso e poi mi si inginocchiò davanti liberandomi il cazzo dai boxer da mare e lo prese tutto in bocca.
Non credevo ai miei occhi. Nonostante i mesi passati a scambiarci oscenità ancora stentavo a realizzare che zia Rita fosse davvero lì, accovacciata ai miei piedi, intenta a succhiarmi il cazzo. Quasi mi commossi per la felicità, poi il lavorio di lingua e labbra mi fece come affondare in un gorgo di piacere e le venni in bocca. Lei ingoiò tutto e come se niente fosse tornò nel soggiorno, a conversare con gli altri parenti.
Quelle settimane di vacanza furono costellate da altri episodi del genere. Mi fece pompini un po' dappertutto, in ogni stanza del casolare e nella campagna, in auto o al mare, nascosti dietro gli scogli o rintanati tra i folti cespugli che segnavano il confine tra la pineta e la spiaggia e perfino nei bagni dei locali dove andavamo a mangiare la pizza. In qualsiasi posto e in qualunque momento bastava che ci trovassimo soli e lei mi invitava a fare una qualche porcata.
Era una vera infoiata. Essere stata costretta per anni a reprimere quelle pulsioni sessuali del tutto naturali e legittime non fece che aumentare i suoi desideri, e quanto più i suoi genitori furono rigidi e rigorosi nel controllarla, affidandola poi ad un uomo altrettanto severo, tanto più trasgressivo e incontrollato è diventato il suo comportamento una volta allentate le sbarre che la imprigionavano. Quindi se prima, e per anni, visse suo malgrado in uno stato quasi monacale (esclusi i freddi e schematici atti sessuali col proprio marito volti esclusivamente al procreare) adesso, da donna emancipata, si era lanciata senza freni nelle più folli, oscene e immorali attività sessuali, e non dandosi a tutti gli uomini che sicuramente avrebbe avuto ai suoi piedi se solo lo avesse voluto, ma iniziando e portando avanti una torbida e focosa relazione col proprio nipote; come una sorta di dispetto verso i legami famigliari.

LA ZIA SI FA DAVVERO SFACCIATA!
Con il passare dei giorni notai poi che prese a farsi più audace anche quando non eravamo soli, iniziando a stuzzicarmi davanti ai nostri parenti.
Una sera eravamo in veranda, comodamente seduti sulle poltrone di vimini a chiacchierare giocando a carte e sorseggiando del limoncello quando sentii il segnale di un messaggino arrivato sul cellulare. Ero così preso dalla Briscola (non sopporto di perdere neanche in una partitella a carte) che non volli nemmeno andare a recuperare il cellulare lasciato in casa. Mandai mia sorella a prenderlo e quando me lo portò lessi: “nipotino mio ho il buco del culo che freme dalla voglia di accogliere il tuo cazzo....dammelo!”.
Quella stronza di zia era lì a due metri, stravaccata sulla poltrona col cellulare tra le mani e digitava sullo schermo. Come lei smetteva di scrivere mi arrivava un messaggio: “...se batti quel cornuto di tuo zio dopo x premio mi metto a pecorina e ti do le mie chiappe....”, e poi un altro ancora con allusione alle carte: “....dai nipotino...voglio il tuo ASSO DI BASTONI tutto infilato nel culetto...!”.
Sudando mi resi conto del rischio corso mandando mia sorella a prendermi il telefono; non sarebbe stata la prima volta se si fosse messa a sbirciare tra i miei messaggi.
Zia intanto mi lanciava occhiatine maliziose e se la rideva divertita, poi allargò le cosce. Mi stava proprio davanti; naturalmente era coperta, indossava degli short di cotone verde militare, ma l'assurdo coraggio avuto nello scrivere, la sfacciataggine usata in quei messaggini e i segnali lanciati con le occhiate e con le gambe aperte mi eccitarono davvero tanto.
Quella notte mi fermai a dormire lì nel casolare dei nonni perché poi la mattina presto avrei aiutato mio nonno ad irrigare gli appezzamenti coltivati. Avevo preso sonno e mi svegliai di soprassalto quando una mano si infilò sotto il lenzuolo leggero e mi afferrò il pacco avvolto negli slip di cotone.
Zia Rita, con la voce rotta dal desiderio, mi sussurrò di avere la fica in fiamme. Si mise cavalcioni sui miei fianchi, aveva la passera già tutta bagnata e si mise ad ondeggiare e inarcare la schiena in modo da sfregare il clitoride contro il mio sesso sempre più gonfio, non mi ero ancora sfilato gli slip e così i suoi umori stavano impregnando tutto il tessuto. Ero come inebetito, stavo con le braccia larghe e le mani immobili e aperte a mezz'aria senza sapere dove metterle, c'era mio zio nel letto della camera accanto, i miei due cuginetti sistemati sul divano-letto in salotto e c'erano i miei nonni nella camera subito dopo e tra l'altro quei due vecchi avevano il sonno leggerissimo.
Ero immobilizzato dalla paura che sbucasse qualcuno di loro ma allo stesso tempo ero eccitatissimo, il cazzo si ingrossava sempre di più e quando zia lo liberò abbassando l'elastico degli slip fin sotto i testicoli svettò duro e imponente, perfetto per infilarselo in quella fica gonfia di un piacere che ormai non riusciva più a controllare. E lei così fece. Lo afferrò con una mano mentre con l'altra si pizzicava e strofinava il clitoride e se lo infilò dentro tutto, fino alla base, rilasciando dei gemiti rochi e soffocati mentre io mi sentivo torturato fra il terrore di venire scoperti e l'eccitazione che nonostante il pericolo continuava a crescere. Mi cavalcò con una foga mai vista prima; non avevo una grande esperienza in fatto di sesso ma quella era di certo la più grande e sfiancante scopata che avessi mai fatto. Non smise di ancheggiare e dimenarsi finché non le inondai la fica e il ventre di sperma poi, nonostante ansimassimo tutti e due, si chinò sulla mia faccia per baciarmi; mi ficcò la lingua in bocca e ci slinguammo per diversi minuti poi si accoccolò sul mio petto e restammo a riprendere fiato con le bocche spalancate.
Il placido rumore dei nostri respiri in sincronia si interruppe quando bisbigliando le chiesi cosa avesse provato nel vedere la mia dispettosa sorellina andarmi a prendere il cellulare. Mi rimproverò dicendo che ero stato stupido e leggero nel fare una cosa simile e che aveva avuto così paura che le era salito il cuore in gola. Io ribattei che la stronza era stata lei a stuzzicare con quei messaggi e che mai avrei potuto immaginare si spingesse a scrivere richieste di sesso così volgari, come una puttana di strada, in mezzo ai parenti, con la frenesia di una adolescente.
“Ma io lo sono una puttana di strada,” sussurrò mentre con la lingua mi titillava un capezzolo, e aggiunse: “sono la tua puttana... voglio essere tua... la tua cagna sempre in calore.”
Io sorrisi e poi riflettei con lei sul sorprendente comportamento di Giulia che, contrariamente al solito, non sfruttò l'occasione sbirciando nel mio cellulare per poi prendermi in giro nel leggere qualche tenero scambio di messaggi con la ragazzina di turno.
“La tua sorellina tanto stronza e dispettosa sta crescendo,” rispose mia zia, “...è nell'età in cui si hanno cose più serie per la testa piuttosto che fare dispetti al proprio fratello. Sarà in fissa per qualche ragazzino. A proposito...,” mi guardò e la sua voce e il suo sorriso si fecero più maliziosi, “...hai visto come si è sviluppata bene? Ha un bel culo... devi pensare a sverginarglielo tu prima che l'onore è il piacere tocchi a qualcun altro...,” mi lanciò un sorrisino e uno sguardo perverso, come a farmi capire che non stesse scherzando. Zia era ormai senza freni, ora capivo cosa significasse 'assatanata'; era letteralmente posseduta dal demone del sesso e della lussuria e conoscere sempre più questo suo aspetto e non sapere a cosa ci avrebbe portati mi procurò allo stesso tempo un senso di inquietudine e timore ed un brivido di eccitazione. Poi, tornando all'episodio dell'SMS, aggiunse che una volta passato il pericolo si ritrovò con le mutandine bagnate dall'eccitazione e la voglia di scopare con me nonostante fossero tutti in casa, anche se addormentati, figlioletti compresi.
Un'altra prova era stata superata, ora la pregai di tornare nella sua camera: si avvicinava l'alba e la levataccia e lei mi aveva spompato senza alcun ritegno. Ci baciammo concedendoci l'ennesimo e bramoso strusciare delle lingue poi lei sgattaiolò fuori dalla mia stanza buia, appena appena rischiarata da una pallida luna, mentre io cercai di imbastire una scusa per quando nonno mi avrebbe beccato a battere la fiacca invece di lavorare.
LA PRIMA ‘CALDA’ ESTATE IN ARCHIVIO
Quella estate passò fra tante altre scopate e giochini erotici, poi gli zii ripartirono per Milano. Nonostante promisi loro (soprattutto a lei) che sarei salito a trovarli per Natale, dato che in quella occasione non sarebbero potuti scendere, non mi fu possibile fare quel viaggetto e così quando giunse di nuovo l'estate e quando tornarono, io e zia Rita prendemmo atto che erano undici mesi che non scopavamo, e avremmo dovuto recuperare immediatamente.
Come nostra abitudine durante i mesi passati distanti non rinunciammo mai ai nostri giochini hard, grazie al virtuale. Dalle videochiamate con i cellulari alle sessioni in chat con tanto di webcam non ci risparmiammo di mettere in pratica nessun atto osceno; dai più semplici, tipo fotografarsi il sedere stretto dai jeans aderenti quando zia era in fila al supermercato (per mostrarmi che bel culo vedesse in quello stesso momento chi le stava dietro) a quelli più sfrontati e birichini come (sempre al supermercato) l'infilarsi un würstel nel solco tra le tette; per finire ai più fetish come piazzarsi il telefonino tra le cosce spalancate mentre, seduta sul wc, aspettava di fare sgorgare una copiosa pisciata. Adesso però le distanze si erano annullate ed il virtuale dava finalmente posto al reale.
Presi però dal desiderio e dalla foga di avvinghiarci e risentirci l'uno nel corpo dell'altra commettemmo una leggerezza che segnò quella nostra estate...

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