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Perversioni Familiari I (cap. III)
#1
UNA NUOVA INASPETTATA COMPAGNA DI 'GIOCHI'
Mentre ancora tutti erano nel patio ad accogliere ed abbracciare i nipotini che diventavamo sempre più degli ometti, zia Rita disse che aveva assoluto bisogno del bagno ed entrò in casa. Io entrai qualche secondo dopo senza farmi notare con l'intenzione di raggiungere la mia camera e fingere di studiare attendendo una sua mossa. Non dovetti aspettare molto, anzi non dovetti aspettare per niente perché prima ancora di arrivarci alla camera fu zia (che si era addossata alla parete nell'angolino in corridoio) ad afferrarmi per l'avambraccio e trascinarmici dentro.
Lì iniziammo subito a baciarci infilandoci le lingue in bocca e facendole guizzare frenetiche mentre con altrettanta frenesia ci sbottonavamo gli indumenti e ci palpavamo dappertutto. Mi afferrò il cazzo che già svettava duro e prese a smanettarlo con furia mentre io la spingevo verso il tavolino pieno di libri. La sollevai facendola sedere sul bordo e nel farlo feci inavvertitamente cadere dei libri. Senza dare importanza alla cosa continuammo a frugarci le bocche con le lingue ed a scambiarci fiotti di saliva poi zia, allargando il più possibile le gambe, tirò il cazzo verso di sé guidandoselo nella fica gonfia e bagnata e poggiando la testa sulla mia spalla mi incitò a scoparla con tutta la forza che potevo. Con la voce roca per l'eccitazione mi invitava a ficcarglielo tutto dentro, a sfondarle la fica perché tutti quei mesi di digiuno l'avevano portata a delle vere crisi di astinenza ed ora voleva sentire il mio cazzo arrivarle nella pancia e saziarsene, voleva sentire le palle sbatterle contro le natiche e voleva tornare a provare nel reale l'ebbrezza di sentirsi la mia puttana.
Continuò ad incitarmi a non smettere e a mantenere quel ritmo ed io la accontentai stantuffando senza sosta nella sua fica sempre più calda e allagata, poi si rilasciò all'indietro mantenendosi poggiata sui gomiti e inarcando la schiena così da farselo entrare tutto. Stava per arrivare al culmine dell'orgasmo e per godere di più e prendersi tutto lo sperma che stavo per scaricarle dentro avvinghiò le gambe ai miei fianchi stringendoli forte e spingendo in avanti il bacino per venire incontro alle mie spinte. Sentivo anche io arrivare il culmine e le assestai altri tre colpi d'anca più decisi sentendo la mia sborra liberarsi copiosa nel suo ventre, mescolandosi ai suoi succhi che colarono sul tavolo. Tenni il cazzo dentro di lei per qualche minuto sentendolo perdere placidamente durezza e vigore, intanto restammo abbracciati e ci scambiammo dei baci stavolta teneri e languidi.
Sentivamo ancora la festosa accoglienza che i nonni e gli altri parenti facevano ai bambini e, tranquillizzati e molto soddisfatti, ci staccammo per ricomporci e riunirci agli altri come niente fosse ma voltandoci restammo basiti e pietrificati nel vedere, piazzata sulla porta, mia sorella Giulia che a sua volta ci fissava altrettanto sgomenta.

VI PRESENTO GIULIA!
Mi si gelò il sangue nelle vene perché fra tutte le persone che avrebbero potuto scoprirci mia sorella era la peggiore. Era perennemente incazzata e scontrosa, non le andava mai bene niente e stava sempre a polemizzare con tutti, soprattutto con me. Quando eravamo piccoli era una continua lotta per chi avesse l'ultima parola, nessuno ci rinunciava ed era un continuo battibeccare tra noi, poi intorno ai dodici anni iniziai a non raccogliere più le sue provocazioni, vuoi perché essendo il più grande (anche se solo di tre anni) mi sentii investito di una certa superiorità, vuoi perché presi interesse per cose assai più importanti che non il litigare con una stronza petulante e viziata, preferii da lì in avanti lasciar cadere le sue puerili provocazioni.
Anche Giulia però un po' alla volta, attraversando la delicatissima età della adolescenza, modificò il proprio atteggiamento concedendomi maggiore respiro, prova ne fu l'episodio della mia richiesta di prendermi il cellulare la sera in cui zia mi scrisse quegli SMS osceni. Richiesta alla quale obbedì senza metterci il naso. Quello fu il segnale che la mia antipatica sorella stava diventando davvero più grande e più seria anche se continuarono a non mancare i momenti nei quali riprendevamo a punzecchiarci.
Dunque mentre io e zia, ancora intenti a riprendere fiato per l'intensa scopata, ci aggiustavamo per tornare nel patio lei ci squadrava allibita. Restammo tutti e tre chiusi in un silenzio imbarazzatissimo che durò un interminabile minuto poi zia prese la parola e andò incontro a Giulia con le braccia larghe invitandola ad un abbraccio. Non sapevo cosa aspettarmi da quella situazione, anzi in realtà lo sapevo perché davo per certo che questa stronza di mia sorella non avrebbe esitato a sbandierare ai quattro venti quello che ci aveva visti fare, segnando così la nostra rovina.
Giulia si lasciò abbracciare dalla zia che odorava di sesso appena fatto e del mio sperma impregnato addosso e che, con un fare estremamente disinibito (di una disinvoltura tale da rasentare la pazzia), la spronò con dolcezza ma anche con decisione a non prendere ciò che aveva visto né come un dramma né come uno scoop sensazionale ma piuttosto come uno shock.
Uno shock sì, questo glielo concedeva, ma uno shock positivo, di quelli benefichi che risvegliano meravigliose sensazioni ed emozioni purtroppo sopite o che quelle sensazioni le liberano in chi ancora non le ha provate e si trova nell'età giusta per scoprirle. Naturalmente si riferiva proprio a loro due e le presentò me non più come l'insopportabile fratello con cui attaccar briga di continuo e a cui fare tutti i dispetti possibili ma come la persona perfetta attraverso la quale scoprire i piaceri del sesso, così come aveva fatto lei. Le confessò infatti che nonostante il matrimonio ed i figli fatti con zio Dario il vero e intenso sesso riusciva a viverlo solo con me. La strinse a sé come a rincuorarla e allo stesso tempo la incitò a scrollarsi di dosso ogni stupida remora morale.
Giulia era diventata una ragazza davvero carina, me ne accorsi quando aveva quattordici anni e da allora seguii costantemente il suo sviluppo e ora che aveva diciott’anni aveva tutte le carte in regola per essere una femmina capace di far ammattire qualunque uomo, e confesso che vedere zia che la abbracciava e la stava convincendo ad accettarci come coloro che l'avrebbero iniziata al mondo del sesso mi procurò una inaspettata e incontrollata erezione. Posso benissimo ammettere di avere spesso allungato l'occhio sulla mia antipatica e scontrosa sorella ma giuro di non essermi mai spinto a nulla che andasse più in là di occhiate lanciate con furtiva discrezione ma attente e compiaciute, date per null'altro che il constatare la bontà crescente delle sue forme.
Dopotutto io potevo vantare una più che soddisfacente attività sessuale tenuto conto del morboso rapporto con zia Rita e i vari flirt con le ragazze della zona, quindi di fica ne avevo in abbondanza e non ero certo ridotto ad abbassarmi ad un livello di depravazione talmente perverso da farmi desiderare di scopare con mia sorella. Eppure il solo formulare questo pensiero mi procurò un brivido che avvertii lungo la schiena e che continuò fino a scuotermi le palle e irradiarsi al cazzo, la cui erezione fu a quel punto impossibile da nascondere. Zia stessa la notò e ne approfittò immediatamente abbassandomi i boxer così da ingolosire Giulia, stuzzicarla e intrigarla al punto di provare; di saggiare quel cazzo grosso e duro che le pulsava davanti.
L'espressione di mia sorella stava passando dallo scioccato, incredulo e frastornato all'indeciso. Le parole dette da nostra zia dovevano averla in qualche modo turbata e quando vide il mio arnese spuntare improvviso e bene in tiro sopra la biancheria si strinse il labbro tra i denti ed avvampò immediatamente. Tentennò vistosamente ma era sempre più chiaro che la situazione la stava calamitando, attraendola verso il baratro della perdizione e verso zia e me: i demoni con i quali ci sarebbe precipitata.
Quando zia mi abbassò fulminea i boxer io rimasi immobile, così come Giulia nel momento in cui ci vide fare sesso. Entrambi reagimmo a quelle situazioni restando pietrificati. Avremmo dovuto reagire scappando a nasconderci per la vergogna e il disgusto, invece qualcosa ci mantenne lì, impedendo di allontanarci da quel baratro. E quel 'qualcosa' era una forza che si faceva sempre più intensa e insistente, proprio come una potente calamita che ci spingeva l'uno verso l'altra; fratello verso sorella, che si avvicinano non per un affettuoso e innocente abbraccio ma per un contatto molto più carnale, proibito, abominevole, ed estremamente libidinoso.
Zia si scostò discreta e spinse Giulia con delicatezza accompagnandola verso di me ma soprattutto, a giudicare dagli occhi abbassati e illuminati ora da una luce birichina, verso il mio tiratissimo cazzo. Con il respiro reso affannoso dall'eccitazione mia sorella allungò una mano per toccarlo ma proprio in quel momento sentimmo i passi dei bambini che correvano chiamando la loro madre. Giulia sussultò come se si svegliasse da uno stato di ipnosi e ritirò la mano, io tirai su boxer e pantaloni e i due bambini ci trovarono seri e in silenzio quando piombarono nella stanza riempiendola delle loro grida festose.
Ci riunimmo con il gruppo di parenti e passammo insieme tutta la giornata ma tra me e zia non successe nulla, nessun imboscamento fatto con l'intento di concederci palpatine libidinose o sveltine lussuriose. Entrambi tenemmo d'occhio Giulia per cercare di capire, attraverso il suo comportamento, cosa le potesse aver provocato quel che aveva scoperto quella mattina. Passò la giornata in disparte, estraniata, assorta nei suoi pensieri tanto che più di una volta qualche parente fece notare quel suo atteggiamento e qualcun altro interveniva puntuale addebitandolo a qualche tormento amoroso tipico della sua età. Allora io e zia Rita, nel sentire quelle parole, ci scambiavamo una occhiata complice, con la differenza che la mia era preoccupata mentre la sua era intrigata e divertita. Era come se zia comprendesse in pieno lo stato d'animo della nipote avendolo lei già vissuto, e me lo confermò quando ci trovammo soli per un momento. Mi spiegò che Giulia stava vivendo più o meno lo stesso turbamento che visse lei davanti al pensiero, alla possibilità, di fare sesso con me; soprattutto (lo sussurrò con un fare più serio) il turbamento c'era per via dell'ammettere a se stessa che si voleva cedere a quel pensiero, a quella possibilità tanto vergognosa quanto però intrigante.
Zia poi mi tastò l'uccello di soppiatto, da sopra i boxer da spiaggia. “Credi a me,” mi sussurrò facendo l'occhiolino, “la tua bella sorellina ha una voglia matta del tuo cazzo... vedrai.”
 
INCESTO
Si era fatta sera, Giulia la vidi messaggiare frenetica col cellulare e dopo dieci minuti venne una sua amica a prenderla e uscirono mentre noi tutti -nonni, zii vari e rispettivi figli- restammo intorno alla lunga tavolata a mangiare. Erano le dieci e di solito le sue uscite si prolungavano fino all'una ma quella sera rientrò dopo appena un'oretta. Rincasò con passo dimesso e l'espressione sempre assente, distante come lo era stata durante tutta la giornata, salutò i nonni e silenziosamente si avviò verso la sua cameretta, zio Dario la punzecchiò chiedendole se fosse rientrata tanto presto perché il fidanzato le avesse dato buca o perché gliela avesse data lei. Giulia nel prestare orecchio alle parole dello zio sollevò lo sguardo che andò a incrociare il mio e immediatamente avvampò di rosso proprio come quella mattina, quando stava per toccarmi il cazzo; senza neanche rispondere tornò ad abbassare il capo e affrettò il passo andando a chiudersi nella sua stanza.
Intorno alla mezzanotte se ne andarono tutti ed io mi ritirai nella mia camera, passai una buona mezzora a chattare con degli amici e poi mi misi a letto ma non riuscii a prendere sonno. Pensavo e ripensavo a quello che era successo proprio lì, in quella stanza poche ore prima, tra me, mia zia e mia sorella, o meglio: pensavo e ripensavo a quello che poteva succedere. Pensavo a come mi si irrigidì il cazzo all'idea di scopare con mia sorella e subito tornava ad irrigidirsi. Sospirai sconsolato perché stavo per infilare una mano sotto il lenzuolo e così ammettere che per la prima volta in vita mia mi sarei masturbato per lei; per il suo bel culo sodo e le sue tette abbondanti e iniziai a menarmi la nerchia immaginando di infilarglielo in bocca. Chiusi gli occhi, reclinai il capo affondandolo sul cuscino e i sospiri ora divennero ansimi di piacere. Non sentii i suoi passi felpati né il rumore della sua porta aprirsi e quindi non mi accorsi che Giulia era sgattaiolata in camera mia. Solo quando riaprii gli occhi la vidi, un attimo prima di darmi la scrollata che mi avrebbe fatto schizzare un bel fiotto di sperma sul lenzuolo. Stava immobile, in piedi appoggiata alla porta chiusa e mi fissava con la stessa espressione intensa e tormentata tenuta tutto il giorno. Il respiro affannato le faceva andare il seno su e giù e ondulare la maglietta corta formando delle pieghe, l'orlo le arrivava poco sopra l'ombelico poi era pelle nuda fino al pantaloncino cortissimo e a vita bassa che offriva alla vista l'inizio del pube con un ciuffo di peli e un favoloso paio di gambe lisce e tornite.
Eravamo tornati alla stessa situazione del mattino, io col cazzo di fuori che svettava pulsante e lei lì a due passi, tormentata ma di nuovo sul punto di cedere, di nuovo sul ciglio del precipizio, ed io che non desiderai altro che vederci precipitare riscontrando, nei suoi occhi fissi verso la mia erezione, lo stesso desiderio, la stessa muta invocazione: “toccami...”.
Ruppi io il ghiaccio, ormai era chiaro che non restava che quello, eravamo sull'orlo del burrone perché volevamo esserci, perché volevamo lasciarci andare; lasciarci cadere come angeli in picchiata verso l'inferno.
Allungai la mano poggiandogliela sulla pancia e la portai su, infilandola nella maglietta e accarezzandole un seno, palpandoglielo emozionato e passando poi all'altro, sentivo il suo petto sollevarsi ed abbassarsi sempre più velocemente, il suo respiro mi scorreva lungo tutto il braccio.
Le dissi che zia Rita aveva ragione, che non c'era nulla di cui vergognarsi né di temere l'ira di nessun dio; allungai l'altra mano accarezzandola sotto l'ombelico e poi infilando le dita sotto l'elastico degli slip le sfiorai la fessura carnosa e lei sussultò e sospirò. Le sussurrai che non c'era nulla di male nell'aprirsi a quella esperienza perché eravamo nell'età perfetta per provarla e aggiunsi che perfetto e giusto era anche il fatto che fossimo noi due a far sì che accadesse; che era giusto e naturale che fossi io ad iniziarla a quella magia che era il sesso; era giusto e naturale che la immettessi io su quella strada che avrebbe poi percorso con chissà quali e chissà quanti compagni, perché -conclusi- in qualunque modo lei avrebbe vissuto la propria vita il legame che aveva con me che ero il suo unico fratello non si sarebbe mai spezzato, mentre ad un legame stretto con chiunque altro sarebbe potuto succedere.
Pronunciai quelle parole mentre la prendevo per i fianchi morbidi e la attiravo verso di me, lei si lasciò portare e si ritrovò con un ginocchio piegato sul letto e il corpo proteso in avanti, aveva il viso a pochi centimetri dal mio, il suo sguardo era languido, era lo sguardo di chi aveva ormai finalmente ceduto a quello che per tutti era considerato un grave abominio ma che per noi due significava semplicemente il soddisfacimento di un desiderio ingovernabile. Il desiderio di fare sesso.
Passai le dita fra i suoi capelli stringendole il viso tra le mani e invitandola a chinare il capo verso il basso. Giulia si lasciò accompagnare e si ritrovò con le labbra a sfiorarmi la cappella che pulsava turgida e carnosa. Prese un bel respiro, come un sub che si prepara a un immersione (e lei si preparava a immergersi con me nel più torbido dei peccati), e se la fece entrare in bocca.
Non volli pensare a niente in quel momento, nessuna riflessione e nessuna analisi, era piena notte ed avevo mia sorella -la mia calda e bellissima sorellina- acquattata sul letto, con la testa tra le mie cosce e i suoi lunghi capelli castani sparpagliati sul mio bacino, intenta a farmi un pompino. E quello che mi stava facendo era un favoloso pompino. Mi succhiava il cazzo con la maestria di una che lo facesse da anni e quando, tra i mugolii di goduria, le chiesi se non fosse la prima volta lei mi rassicurò che lo era ma confessò che da quando aveva scoperto dove tenevo i DVD porno prese l'abitudine di trafugarli e goderseli di nascosto, ed inoltre ammise di fare pratica con le banane con cui usava trastullarsi prima di mangiarle.
Giulia aveva imparato davvero alla grande. Dopo essersi infilata il cazzo fin quasi alla base si ritraeva facendolo uscire e mi leccava l'asta scendendo fino alle palle, le pizzicava tra le labbra, leccava lo scroto e lo baciava poi risaliva sempre leccando l'asta. Era meravigliosa la mia sorellina. Quell'antipatica e sempre scontrosa attaccabrighe era diventata ora una deliziosa e placida gattina che mi incantava con un pompino degno di una vera pornostar. Una volta risalita giocava con la punta della lingua intorno alla grossa cappella e poi la ingoiava di nuovo ed io dopo quel servizio principesco, e provato da una eccitazione che mi ossessionava dalla mattina, ero già sul punto di venire. La scostai sussurrandole che ora volevo io dedicarmi alla sua passerina e quando, dopo averla fatta sdraiare, mi curvai arrivando con il muso tra le sue cosce la trovai turgida e bagnatissima. Era gonfia di labbra e con una fessura delicata e sporgente per via del piacere che la attraversava. Odorava di qualcosa di intenso ed inebriante e luccicava per gli umori che stava rilasciando. Iniziai a baciargliela, gliela baciavo dappertutto, le baciai la soffice peluria chiara e diedi piccoli tocchi di lingua nel solco poi mi feci più deciso e cingendole le cosce, una per braccio, portai le mani a divaricarle le grandi labbra e affondai la lingua nel solco ora più aperto, la passavo e ripassavo leccandogliela per bene e assaporando più umori possibili, umori dal sapore più dolce che avessi mai provato, le stuzzicavo poi il clitoride anch'esso turgido e bagnato e lei reagì ad ogni mio tocco inarcando la schiena e mugolando mentre girava la faccia da un lato e dall'altro, scossa dal piacere.
Feci scorrere poi le mani sul suo corpo, sul suo corpo dalle forme morbide e burrose. Stava messa davvero bene la mia bella sorellina, non si poteva dire che fosse magra ma assolutamente nemmeno grassa, aveva delle forme da far girare la testa, quando camminava non potevi non notare il movimento armonioso dei glutei sodi che si agitavano ammiccanti ad ogni passo, il seno era prosperoso ma la tonicità e l'elasticità dei diciott'anni lo manteneva ben sollevato e sporgente, lo avevo sempre notato ma quella volta vederlo risaltato dalla stretta maglietta contribuì ad eccitarmi come un matto. Con le mani scorsi lungo i fianchi e sulla pancia fino ad arrivare a raccogliere le tette e strizzarle con golosità come fossero frutti pingui e polposi. Gliele palpai a lungo pizzicandole anche i capezzoli e ad ogni tocco sussultava e ansimava. Stavo disteso sopra di lei che faceva scorrere le mani su e giù per la mia schiena seguendone i lineamenti curvilinei che si creavano quando mi inarcavo per via del piacere di sentirmi il cazzo ingrossarsi fra le sue cosce. La penetrazione avvenne lentamente e delicatamente; le dissi che potevamo evitarla, che se aveva paura o non si sentiva pronta ci saremmo divertiti comunque. Glielo dissi con fare premuroso accarezzandole il viso e i capelli dopo averle scostato delle ciocche arruffate che le coprivano la fronte e un occhio e Giulia reagì quasi infastidita e stizzita. Disse poi perentoria che voleva il mio cazzo, che ci faceva dei pensierini da un po' e che non era il capriccio nato dall'episodio del mattino precedente anche se ammise che, dopo averlo visto quella mattina, ne era ossessionata e non aveva pensato ad altro che ad averlo in bocca, nella fica e anche nel culo. Io la fissai sorpreso, spiazzato da tanta schiettezza, crudezza di linguaggio e perversione ma lei continuò affermando di volere che la scopassi come se fosse la mia ragazza anzi, aggiunse, come se fosse una troia.
Presi a mantenere un ritmo dolce ma costante dopo esserle entrato nella vagina con molta attenzione ed estrema cautela, ci fu un solo lieve sussulto di dolore nel momento in cui la grossa e dura cappella strappò la fragile membrana poi Giulia tra un ansimo e l'altro prese a ripetere quanto aspettasse questo momento e in quanti modi diversi lo avesse immaginato. Aggiunse poi che dovevo dedicarmi solo a lei, che mi voleva tutto per sé e che ora potevo e dovevo chiudere il rapporto con zia Rita che etichettò come una vecchia acida e sfigata. Io non diedi alcun peso a quelle parole addebitandole al furore dell'amplesso e mi godetti in pieno l'immenso piacere dato da quella fica stretta e bagnatissima e dalle pareti toniche che mi avevano avviluppato il cazzo risucchiandolo nel vortice di un'intensità mai provata prima. Non era la prima volta che scopavo con una ragazza, non era la prima volta che entravo in una fica fresca e di primo pelo, ma mai ne avevo goduto come ne stavo godendo allora, mai con nessuna avevo provato una tale estasi quale quella che stavo vivendo con mia sorella.
Era favoloso sentire il cazzo affondarle dentro e scivolare agevolmente, lubrificato dagli umori dell'orgasmo già raggiunto misti al flusso di sangue dovuto alla deflorazione. Mancava poco al culmine del piacere e dovetti farmi forza per evitare di sborrarle dentro nonostante lei mi incitasse a farlo. “Riempimi di sborra dai! Riempimi, la voglio tutta!”, mi ripeteva con foga facendomi impazzire dalla voglia di farlo per davvero, poi, un attimo prima di cedere, uscii da lei con uno scatto e riversai tutto il seme sul suo ventre. Giulia se lo frizionò fino ai seni poi mise a leccarsi il palmo della mano e succhiarsi le dita, lo fece con estrema sensualità e un pizzico di perversione perché mentre leccava mi fissava negli occhi, languida e provocante.

LA PROVOCANTE SORELLA
Continuò a provocarmi ad ogni occasione anche nei giorni a seguire; prima in maniera velata, camminandomi davanti ancheggiando maliziosamente con indosso degli short cortissimi che le lasciavano scoperte gran parte delle natiche e facendomi impazzire dalla voglia di piazzarci le mani sopra e palparle e tastarle come un gaudente, poi girandomi intorno con indosso indumenti striminziti perché con la scusa del caldo torrido le era concesso gironzolare per casa con addosso canottiere di cotone con scollature mozzafiato e calzoncini così ridotti da sembrare delle mutandine. Non perdeva occasione per rivolgermi la parola e lo faceva con il solo scopo di piazzarmisi davanti e sporgersi quel tanto da non attirare l'attenzione degli altri familiari ma allo stesso tempo risaltando alla mia vista quel suo procace paio di tette e tirandomi scemo dalla voglia di affondarci a piene mani e con tutta la faccia, come se fossero dei succosi cocomeri.
Era un vero e proprio tormento, non facevo che osservarla, lasciarmi torturare e correre in bagno o nella mia cameretta a masturbarmi mentre non aspettavo altro che l'occasione propizia per averla di nuovo.

Continua

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