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Sottomessa - Racconto erotico
#1
Avevo un nuovo passatempo pomeridiano. Disegnare fino quasi alle tre del pomeriggio, piazzarmi poi alla finestra in attesa che la BMW bianca di Riccardo arrivasse. Una breve occhiata alla nuova preda e poi via di corsa nella stanza di Maria Sole ad osservare gli eventi. Non mi capacitavo con quale facilità l’uomo riuscisse a trovare così tante donne una dopo l’altra. Solo la biondina alta con cui lo avevo visto fare l’amore la prima volta sembrava essere un’abituale.
Arrivò pochi minuti dopo con una signora elegante in tailleur grigio. Doveva bazzicare in qualche ufficio o qualcosa del genere. Tutte quelle che avevo visto finora davano l’apparenza di lavorare da qualche parte, nessuna si veste a quel modo per andare a fare la spesa, non erano nemmeno abiti da sera, per cui avevo scartato l’idea che si vestissero a quel modo per l’occasione.
Corsi in camera di Maria Sole prima che arrivassero al piano. Ormai sapevo a memoria cosa fare. Aprire leggermente la finestra per sentire quello che si sarebbero detti, lasciare la tenda leggera tirata e posizionarmi contro l’armadio in attesa. Quel giorno ero in tuta e non avrei avuto problemi a mettermi una mano tra le gambe. Ormai appena tornavo dal corso di fumetto correvo in camera a cambiarmi. La comodità è tutto in certe cose.
Entrarono nell’appartamento e iniziarono a parlottare. E fu a quel punto che venni sorpresa da Maria Sole nella sua camera.
“Cosa stai facendo?” mi chiese sorpresa sulla soglia della camera. Accidenti, dopo tutto quel tempo non era mai tornata a casa di pomeriggio, che cosa poteva essere successo? Per fortuna non era tornata a casa più tardi, mi avrebbe sorpresa a masturbarmi e avrebbe fatto di sicuro una scenata. Era decisamente puritana e la ragazza avrebbe dovuto rilassarsi un po’, a mio parere. Mille cose mi passarono nella mente, dal dirle una bugia, che cercavo ispirazione per un disegno al dirle la verità. Non volevo che pensasse stessi frugando tra le sue cose ma ancora di più ero spaventata dall’idea di spiegare il tutto con la finestra aperta. Se i due che stavo osservando avessero capito di essere spiati avrebbero tirato le tende e addio divertimento. Chiusi la finestra con un movimento veloce ma attenta a non far rumore e mi diressi verso Maria Sole.
Come le avrei spiegato? Come dire alla mia compagna d’appartamento che ero di fatto una guardona? Mi avrebbe cacciato su due piedi?
Decisi che dire la verità sarebbe stata la miglior soluzione. Dopotutto era un’amica.
“Andiamo in soggiorno e ti spiego” le dissi.
Mi seguì incuriosita ed in attesa di una spiegazione. “Non stavo facendo nulla di male, ti posso assicurare.”
“Cosa stavi facendo nella mia stanza?” non sembrava irritata, piuttosto, incuriosita.
Sospirai.
“Stavo guardando due che si apprestavano a fare l’amore?”
All’inizio non capì, mi guardò ancora più incuriosita con quei suoi occhioni verdi. “Due che facevano l’amore?”
“Si’, sono al piano di sotto e si vedono perfettamente dalla tua stanza, mentre dalla mia non si vede molto. C’è questo tizio che si porta a casa ogni volta una donna diversa e ne fa di cotte e di crude.”
Maria Sole guardò verso la propria stanza, non sapendo bene che dire.
“E tu li guardi dalla finestra?”
“Si’, da dietro la tenda. Non sempre però” mentii “solo qualche volta.”
“E dici che fanno l’amore? Come lo sai?”
“Beh hanno le finestre spalancate e non sembrano curarsi molto di chi possa vederli.” In effetti l’edificio era prevalentemente usato da giovani professionisti che spendevano il tempo a lavorare e uscire la sera. Noi tre eravamo le uniche studentesse, C’era una coppia anziana al pian terreno ma da lì non avrebbero potuto vedere nulla. Mi ero chiesta parecchie volte se ci fosse qualcun altro a godersi le imprese di Riccardo, ma presto mi resi conto di essere la sola. Probabilmente lasciavano la finestra aperta e le tende spalancate proprio perché non c’era nessuno nell’edificio che potesse osservarli.
“E dici che adesso sono lì a fare cose?”
“Si stavano apprestando.”
Ci pensò un momento e poi disse con tono maligno “posso dare un’occhiata?”
Stavo per rispondere quella è camera tua, ma mi trattenni. “Aspetta” le dissi, “fammi andare alla finestra. La apro lievemente così si riesce a sentire. Non far rumore. Maria Sole fece un cenno d’assenso con la testa e mi seguì nella stanza. Con molta accortezza e delicatezza aprii leggermente la finestra e poi mi avvicinai alla mia compagna e le sussurrai all’orecchio “non fare nessun rumore, con la finestra aperta si sente quasi tutto”. Sentii i suoi capelli sfiorarmi le labbra mentre le parlavo e fece un cenno d’assenso non la testa. “Il posto migliore per osservarli è vicino all’armadio” continuai a sussurrarle e le indicai il posto. Si posizionò esattamente dove mi aveva sorpreso qualche minuto prima e iniziò a sbirciare dalla finestra. Mi misi accanto a lei e per un momento i nostri sguardi si incrociarono; sguardi di complicità di due ragazze che sanno di star per fare qualcosa di proibito ma che comunque non si curano delle conseguenze. Le feci cenno di stare zitta, appoggiandomi un dito sulle labbra e con la testa le indicai la finestra.
Riccardo era seduto come al solito sulla poltrona e la donna, questa volta una bruna sui ventotto stava in piedi di fronte a lui. Sembrava più magra della precedente, ma subito mi accorsi che in realtà aveva la vita più stretta. Si intravedevano i fianchi ampi e un seno piccolo, lievemente pronunciato.
“Spogliati.” Le disse.
Maria Sole mi guardò, come per dire, ma è questo che fai il pomeriggio? Feci spallucce, sorrisi e tornammo a guardare.
La donna si stava togliendo i vestiti, molto lentamente. L’uomo le fece cenno di fermarsi e lei ubbidì senza fare storie. Si diresse verso l’altra stanza e se ne tornò con un bicchiere in mano, questa volta di vino rosso.
Fece cenno di continuare con un movimento della mano e lei riprese a spogliarsi. Si sfilò la gonna, che fece cadere sul pavimento e poi l’allontanò con un calcetto. Indossava autoreggenti nere, e delle mutandine di pizzo nero. Anche le scarpe erano nere. L’uomo approvò.
Lei si tolse la giacca e la fece cadere vicino alla gonna, lentamente iniziò a sbottonarsi la camicetta. La lasciò aperta per un istante e poi si passo una mano sul petto, molto lentamente. Ci stava quasi di spalle per cui non potevamo vedere che tipo di reggiseno indossasse. Mi feci contro Maria Sole, per vedere meglio. Eravamo appiccicate, una contro l’altra a guardare la coppia nell’appartamento. Ne sentivo il calore contro i miei fianchi ed eravamo spalla a spalla. I nostri respiri quasi si incrociavano tanto erano vicine le nostre teste. Pensai per un momento a come ci saremmo potute disporre per poter vedere al meglio lo spettacolo che si presentava davanti ai nostri occhi ma alla fine lasciai perdere. Maria Sole non dava segno di volersi spostare e per quella volta avrei dovuto limitarmi a sbirciare.
La donna si tolse la camicetta e la fece cadere sul pavimento Aveva un reggiseno nero che slacciò con un gesto veloce. Aveva una pelle chiara che immaginavo liscia e serica al tatto. Continuai a guardarle la schiena, scesi con lo sguardo dalle spalle forti, giù per la schiena fino al sedere pieno. Aveva due fossette che spuntavano fuori dalle mutandine, i fianchi erano ampi, confermando l’impressione che mi ero fatta di lei vedendola vestita. Aveva delle belle gambe lunghe e ben tornite.
Mi stava venendo il torcicollo a cercare di sbirciare dalla finestra a quel modo, Maria Sole non faceva cenno di volersi muovere. Mi guardai in giro per la stanza e vidi uno sgabello sul quale erano posati alcuni indumenti e mi allontanai per andare a prenderlo. Maria Sole era quasi ipnotizzata dallo spettacolo di fronte ai suoi occhi ma quando mi allontanai mi fece un gesto con la mano, le labbra si mossero a dirmi cosa stai facendo?
Le feci ancora il cenno di stare in silenzio, spostai i pochi indumenti sul letto e posizionai lo sgabello proprio di fronte a Maria Sole. In quel modo avremmo potuto guardare entrambe al meglio. Io di fronte e seduta mentre lei appoggiata al guardaroba e in piedi, dietro di me.
“Togliti le mutande.” Disse l’uomo.
“Si’, Riccardo.”
“E fai silenzio. Quando vorrò sentirti parlare te lo domanderò io.” Rispose brusco.
Maria Sole mi guardò stupita, stava accadendo veramente davanti ai suoi occhi? Non dissi nulla.
Lei rimase nuda di fronte a lui, tenendo indosso solo le scarpe e le calze autoreggenti.
“Inginocchiati.”
La moretta ubbidì senza proferir parola. “Mettiti a quattro zampe e vieni dal tuo padrone.”
Ancora una volta la donna obbedì agli ordini impartiti e si avvicinò, camminando a gattoni, fino a raggiungere Riccardo. Da dove stavamo potevamo vederle il sedere esposto, la guardavamo muoversi sinuosamente, come una gattina ubbidiente.
L’uomo si alzò e andò di nuovo nella stanza, tornando con un paio di oggetti che all’inizio nessuna delle due riconobbe.
“Slacciami i pantaloni.”
Si avvicinò ulteriormente e iniziò ad armeggiare con la cintura dell’uomo, poi slacciò i pantaloni e fece scivolare la zip. Con la mano accarezzò il pene eretto da sopra le mutande. L’uomo prese uno degli oggetti che riconoscemmo essere un frustino e la colpì sul sedere; non troppo forte ma comunque le lasciò un segno rossastro su una delle natiche. Maria Sole fece un sobbalzo e mi afferrò le spalle, ma per fortuna non fece alcun rumore. La cosa l’aveva sorpresa, mentre io invece avevo già visto alcune di quelle scene accadere in precedenza per cui non rimasi turbata. Fece per dirmi qualche cosa, avvicinando le labbra al mio orecchio, ma poi ci ripensò. Lasciò le mani sulle mie spalle come per trarne conforto, per non sentirsi sola a guardare quello spettacolo che stava avvenendo davanti ai nostri occhi.
“Prendilo in mano, molto delicatamente” disse Riccardo. Lei fece per abbassargli le mutande ma trovò resistenza dato che l’uomo era seduto. Riccardo arcuò leggermente la schiena per facilitarle il compito e i pantaloni e le mutante scivolarono fino alle caviglie, lasciando il suo membro in vista, di fronte al viso. Era un fallo di belle proporzioni, lievemente arcuato all’insù. Si potevano vedere le venature ma solo appena, attraverso la tenda. Avrei voluto spostarla lievemente e sbirciare direttamente come avevo fatto alcune volte precedentemente, ma il timore che Maria Sole facesse rumore mi frenò.
La donna lo stava accarezzando con movimenti lenti e misurati, andando in su e in giù mentre lui teneva gli occhi chiusi, godendo di quel tocco. Andarono avanti per qualche minuto e quando lei lo prese in bocca sentii Maria Sole artigliarmi le spalle. Non solo mi stava afferrando le spalle, ma ora era in pieno contatto col mio corpo, ne sentivo i seni aderire alla mia nuca, il ventre appoggiato alla mia schiena. Se stava provando le mie stesse sensazioni, a quell’ora doveva essere già bagnata. Io avrei infilato una mano tra le cosce volentieri e avrei iniziato a toccarmi se non fosse stato per la mia compagna d’appartamento. Volevo masturbarmi ma allo stesso tempo sapevo che non avrei potuto farlo così apertamente di fronte alla mia amica. Strinsi forte le cosce, muovendole leggermente nella speranza di un minimo di sollievo, che non venne. Cosa avrei dato per potermi pizzicare i seni e toccare i miei umori in quel preciso momento.
Lei continuava a succhiarlo, prendeva tempo, lo spingeva dentro la sua bocca e poi lo estraeva. Si mise a leccarne la punta sapientemente, poi il fusto. Le mani cercavano il petto dell’uomo da sotto la camicia.
Fu a quel punto che l’uomo la fece fermare.
“Mettiti sul divano, cagna.”
Fece per alzarsi, ma lui la colpì ancora col frustino facendola gemere. “A quattro zampe, non ti ho detto di alzarti”
“Sì padrone.”
Iniziò a camminare a quattro zampe in direzione del divano mentre lui la seguiva da dietro, ammirandone le curve. La stuzzicava col frustino, accarezzandone il sedere. La fece mettere a carponi sul divano, con il volto che guardava in direzione opposta a noi, dandoci ampia visione del suo sedere, prese una sedia e si accomodò dietro di lei. Per fortuna non copriva completamente la visuale. Prese un vibratore e iniziò a stuzzicarla da dietro.
Maria Sole era appiccicata alla mia schiena e iniziava a strusciarsi contro di me. Dal principio molto lentamente come se si stesse posizionando per vedere meglio ma poi mi accorsi che stava prendendo un ritmo. Mi maledissi per essermi seduta di fronte a lei, non avrei potuto fare nulla senza farmi accorgere. Mi teneva ancora le mani sulle spalle ma mentre prima erano appoggiate vicino al collo, ora le teneva più distanti, a contatto coi miei tricipiti. La sentivo frizionarmi lentamente le spalle, le mani stringevano e rilasciavano come se mi stesse massaggiando. Ne sentivo i seni contro la nuca sfiorarmi, la testa era proprio in mezzo a quei due seni sodi, solo a volte si spostava leggermente di lato come a volersi strofinare i capezzoli che, avevo sentito, erano ormai induriti. La pancia spingeva contro la mia schiena con un lieve ma costante sfregamento.
Quando Riccardo accese il vibratore e iniziò a strofinare il clitoride, alla vista delle sue carni bagnate, non mi feci più ritegno. Allargai le gambe e con la mano sinistra, quella più vicina al muro e quindi nascosta lievemente alla vista di Maria Sole, iniziai ad accarezzarmi lentamente.
Riccardo continuava a pungolarla, la faceva gemere di piacere; lei lo pregava di continuare e farla godere ma, come avevo visto fare in precedenza, lui si fermava per un momento prima di riprendere. “Non ti azzardare a godere senza il mio permesso.” Le ordinò.
Lo aveva detto anche a noi due che, ubbidienti a quella voce stentorea, rallentammo i movimenti. Riprese di nuovo a strofinarla e poi la baciò sul sesso, da dietro. Lo vedevamo lappare quella donna, a così poca distanza dai nostri occhi e avrei voluto essere al posto di quella sconosciuta, sentire una lingua dura battermi contro le carni, insinuarsi dentro di me, cercarmi.
Sentii un frusciare dietro di me. Nell’eccitazione non mi ero accorta che Maria Sole aveva lasciato una delle mie spalle. L’uomo continuava a leccare la sconosciuta e, da dietro allungò una mano per sentirne i seni sodi mentre coll’altra si accarezzava la verga eretta.
Maria Sole ne stava imitando i gesti, si era alzata la gonna e si stava toccando mentre l’altra mano dalle spalle si era mossa verso il mio collo, quasi sui miei seni. Non sapevo cosa fare, ma se avesse continuato a toccarmi a quel modo avrei di sicuro rotto ogni ritegno e mi sarei infilata un dito dentro Avrei voluto guidarle la mano verso i miei seni, incoraggiarla, ma invece me ne rimasi immobile, ipnotizzata da una parte dalla visione dai due che facevano l’amore e dall’altra dalla mia compagna che mi stava esplorando.
Iniziò ad accarezzarmi il petto con lievi movimenti circolari abbassandosi di più ad ogni carezza. Dapprima passando lievemente vicino ai miei capezzoli e poi, piano piano più frequentemente, come se il mio silenzio fosse un assenso a continuare. Stavo impazzendo, le avrei voluto gridare di non smettere, ma non potevo proferir parola, non con la finestra aperta.
Maria Sole a quel punto era stabilmente aggrappata ai miei seni mentre si masturbava. La sentivo cercarmi i capezzoli. Ci passava sopra col palmo della mano per poi prenderne uno tra l’indice e il pollice e titillarlo. Ero gonfia e bagnata, con una mano nelle mutandine mi strofinavo al ritmo di quei due che stavo osservando; il ritmo si mischiava con quello di Maria Sole. Feci scivolare l’altra mano all’indietro e iniziai a carezzarle una gamba. Dapprima titubante, per il timore che si svegliasse da quella trance e tutto potesse finire. Quando vidi che mi lasciava fare presi coraggio e la feci scivolare tra le sue cosce. Da dove stavo non avrei potuto toccarle il sesso, per quello avrei dovuto girarmi, ma per lo meno riuscivo a sentirne le cosce calde; mi lasciva fare.
Smise di toccarsi e mi sollevò la maglietta afferrando i miei seni con entrambe le mani. Nel frattempo continuava a sfregare il pube contro la mia schiena. Non diceva nulla e io avrei voluto afferrarla in quel preciso momento e trascinarla verso il letto che era a solo un metro di distanza, ma invece la lasciai fare, continuando a guardare lo spettacolo dalla finestra.
Riccardo la stava penetrando con due dita, mentre coll’altra mano continuava a sfiorarle il seno. Forza Maria Sole, pensai, datti da fare, stai mimando tutti i suoi movimenti, cosa aspetti?
La stimolazione andò avanti per qualche altro minuto. Ormai avevo perso la cognizione del tempo e non sapevo più da quanto tempo fossimo lì a pungolarci. Fu Maria Sole a prendere l’iniziativa. Mantenendo il contatto coi miei seni me fece alzare dallo sgabello, poi mi fece piegare in avanti lievemente. Le sentivo il sesso spingere contro il mio sedere e poi le mani cercare la cordicella che mi teneva la tuta. La slacciò, poi fece scivolare le mai sui miei fianchi e lentamente mi fece scivolare i pantaloni al suolo. Le mutandine, ormai completamente bagnate seguirono subito dopo. Si era alzata la gonna e abbassato le mutandine a sua volta e ne sentivo il calore delle carni contro il mio sedere, contro le mie cosce. Mi accarezzava i fianchi, piegata contro di me, e poi iniziò a cercarmi in mezzo alle gambe. Le divaricai leggermente per facilitarle il compito e nel frattempo lasciai scivolare le mani all’indietro, sentendone i fianchi sodi e il sedere. La spingevo contro di me, non volevo che quel contatto finisse.
Riccardo nel frattempo era dietro di lei e la stava penetrando con colpi decisi. Non avevo visto quando aveva smesso di leccarla e l’aveva presa, tanto ero impegnata dal contatto con Maria Sole. Non importava molto.
Finalmente raggiunse il mio clitoride, che iniziò a sfregare con un lento movimento circolare. La sentivo ansimare sul mio collo, con una mano mi stava lavorando sapientemente, mentre l’altra vagava libera, prima sul seno per poi scendere lungo i fianchi e posarsi sul sedere. Ero bagnata come non mai e fu a quel punto che la mia compagna iniziò a penetrarmi con un dito. Sarei esplosa in quel momento, ma come stava facendo Riccardo, anche Maria Sole sapeva quando fermarsi e lasciarmi a mezza strada. Avrei voluto gridarle di continuare, l’avrei implorata. Riprese all’improvviso e non resistetti. Mi girai e la baciai sulla bocca, la tirai contro di me afferrandola per la nuca. Quei capelli soffici erano dappertutto; lentamente la trascinai verso il letto. Mi sedetti sul bordo e le slacciai la gonna. Poi iniziai, frenetica, a sbottonarle la camicetta.
Non portava il reggiseno, aveva due seni sodi e dei capezzoli turgidi che mi invitavano a baciarla. Rimanemmo nude una di fronte all’altra e fu a quel punto che la trascinai contro di me. Ci avvinghiammo sul letto e ci baciammo. Maria Sole continuava a stimolarmi, le dita mi cercavano, si intrufolavano, iniziò a penetrarmi con due dita e continuò con quel ritmo serrato fino a quando non venni. L’orgasmo giunse potente e immediato, mi strinsi forte a lei gemendo di piacere.
Fu il suo turno e si distese sulla schiena invitandomi ad andarle sopra. Ubbidii docilmente e sebbene non fossi mai stata con un'altra ragazza in quel modo iniziai a toccarla nelle parti intime. Mi spingeva la testa verso il basso, le baciai il seno e poi l’addome fino ad arrivare a quel suo clitoride indurito.
La succhiavo, le davo colpetti con la lingua che la facevano gemere di piacere, la penetrai. Mi spingeva contro di sé, la schiena si arcuava facendo premere il suo sesso contro la mia bocca. La sentivo vibrare sotto le mie carezze e alla fine si accasciò sul letto, ansimando, quando finalmente fu soddisfatta.
Non ci curammo di andare a vedere cosa stavano combinando quei due là fuori.

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Baci
Linnea Nilsson
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#2
bel racconto e grazie della condivisione!
Mi piace per come scritto in modo dettagliato e racchiude diversi elementi eccitanti: sottomissione, voyeurismo, lesbismo.
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