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Ivette

Ivette era una grafica recentemente divorziata di trent’anni. Si era sposata giovane e l’ex-marito, violento e crudele, l’aveva tormentata per anni con abusi verbali, forzandola ad avere rapporti sessuali quando era ubriaco, con le sue insistenze e appetiti sessuali che a Ivette apparivano contro natura.

Ma ora era libera, grazie a una discreta somma e a un assegno mensile che il tribunale aveva imposto al marito. Una libertà che non sapeva ancora come utilizzare. Poteva però permettersi un appartamento tutto suo, sebbene in affitto, e perfino di non lavorare a tempo pieno.

Ivette arrivò di fronte all’edificio di Rue Moncey un pomeriggio di tarda primavera. Suonò al citofono che riportava il nome Bellon Beauvalot, che sapeva essere la proprietaria di quello splendido palazzo antico e le fu risposto. Liliane, così insistette per farsi chiamare dopo una stretta di mano e i dovuti convenevoli, accompagnò Ivette a visitare l’ultimo appartamento disponibile.

“È stata fortunata” disse Liliane, “questo appartamento ha un segreto”.

Ivette si guardò attorno. Era un bell’appartamento coi soffitti alti, già arredato seppur in uno stile vecchia maniera ma Ivette non riuscì a identificare alcun indizio che potesse suggerirle di quale mistero si trattasse.

“Che sarebbe?”

Liliane fece un sorriso malizioso e disse “Spero che un giorno lo scoprirà da sola.”

Le due donne parlarono a lungo quel pomeriggio, la padrona di casa a far domande come per assicurarsi di aver scelto la giusta candidata per quell’appartamento e Ivette a rispondere come una diligente scolaretta sotto interrogazione.

Si lasciarono di comune accordo dopo che Ivette versò due mesi anticipati. Sarebbe tornata il giorno successivo, con tutti i suoi averi che stavano in due larghe valigie. Avrebbe dovuto comprare anche lenzuola nuove, avendo accuratamente evitato di tenere con sé quelle che aveva condiviso con l’ex-marito.

Quella sera, nella cameretta dove ancora alloggiava, Ivette si guardò allo specchio. Era ancora in buona forma, pensò tra sé e sé, alzando la gonna per ammirarsi le gambe. Tolse il fermaglio che teneva i capelli castani raccolti e li lasciò liberi. Non aveva avuto più rapporti da quando si era separata ma ciò che vedeva nello specchio di fronte ancora la faceva sentire femminile. Per un istante paragonò il suo corpo a quello di Liliane. La nuova padrona di casa era totalmente diversa da lei. Più alta di almeno dieci centimetri, capelli scuri come la pece che le cadevano sopra le spalle, coprendole; un’età probabilmente a metà dei quaranta e ancora molto attraente, pensò Ivette.

Separata dal marito e sola, Ivette si era trovata spesso la notte a perdersi in romanzi erotici che leggeva avidamente. Le sue fantasie erano popolate da attori famosi che facevano l’amore con lei seguendo le linee descritte, di volta in volta, nei libri che stava leggendo. Aveva anche avuto fantasie riguardo a personaggi femminili. Ivette, finalmente libera dall’oppressione di un marito violento lasciava vagare la propria immaginazione. In fondo erano solo fantasie, si diceva.

Una notte in cui si era soffermata a leggere più tardi del solito, ormai sistemata nel nuovo appartamento, Ivette notò una strana luce proveniente dal fondo della sua camera da letto. Era solo un lieve chiarore, come quello che filtra da sotto una porta ma in quell’angolo della stanza non ce n’era alcuna. La porta era molto più in là, sulla sinistra, si disse. Accese la luce sul comodino e si mise a osservare il muro. Solo dopo numerosi tentativi trovò una porta nascosta che conduceva attraverso un buio corridoio. Era quello forse il segreto menzionato da Liliane?

Ivette si avventurò a piedi scalzi nel corridoio, solo la fioca luce proveniente dalla sua stanza da letto illuminava il percorso. Il cuore le saltò in gola quando, dopo un ulteriore decina di passi arrivò in una stanza fievolmente illuminata. Di fronte a sé un enorme vetro la separava da un’altra camera da letto. Un uomo e una donna stavano facendo l’amore. Frenò l’urgenza di correre indietro verso il proprio appartamento e si fermò ad osservare meglio. Era uno di quegli specchi dove si poteva osservare ma non essere osservati. Qualcuno aveva piazzato un divanetto proprio di fronte alla vetrata. Il corridoio proseguiva e Ivette continuò in quel percorso. Aveva piena visione dell’appartamento del vicino, un pittore locale, a detta della padrona di casa, che si pagava l’affitto vendendo le proprie opere e insegnando disegno. Nella seconda stanza si vedeva lo studio del pittore, ormai deserto. Il corridoio terminava con una massiccia porta di legno, chiusa.

Ivette tornò sui propri passi e si fermò nuovamente a osservare i due giovani far l’amore. L’uomo le dava le spalle, ne poteva vedere il corpo scolpito muoversi ritmicamente sulla donna che giaceva supina. Le torreggiava sopra puntellandosi sulle braccia, i muscoli della schiena si muovevano in una danza ipnotica, ritmata dai flebili gemiti della giovane. Era un uomo attraente, per quello che poteva vedere. Capelli ricci scuri, un corpo scolpito e una barba di un paio di giorni. Jacques era il nome, ricordò Ivette dalla precedente chiacchierata con la padrona di casa.

I due si fermarono un momento per assumere una nuova posizione. Ora guardavano direttamente lo specchio, la donna a carponi e il pittore che la prendeva da dietro. Ivette fece un passo indietro per paura di essere vista e così facendo finì per cadere sul divanetto. No, non potevano vederla, di quello era sicura. Rimase in quella stanzetta fino a quando i due non si lasciarono andare, esausti.

Ivette sentiva il proprio cuore pulsare, un calore che raramente aveva provato prima l’aveva avvolta, facendole arrossire le guance. Seduta sul divanetto osservava avida i contorni dei due giovani amanti; il pene ancora eretto dell’uomo, i piccoli seni della donna che si alzavano e abbassavano ritmicamente mentre riprendeva fiato. I due si abbracciarono e baciarono per un tempo che parve interminabile prima di addormentarsi. Ivette ritornò nella propria stanza e si distese sul letto, le immagini di ciò che aveva osservato erano ancora vive nella sua mente. Si accarezzò le gambe, immaginò di essere lei quella donna tra le braccia del pittore. Sentì il proprio sesso bagnato e si accarezzò fino a raggiungere l’orgasmo e poi si addormentò soddisfatta.

Nei giorni successivi Ivette visitò spesso quelle due stanze segrete, di giorno per osservare le lezioni di pittura di Jacques, la notte per godere di nascosto guardandolo assieme alle sue amanti.

Lo osservava muoversi durante le lezioni, impartire suggerimenti agli studenti, aggiungere una pennellata mancante su quadri che lei non poteva vedere. Di fronte a lei, al di là dello specchio, spesso giaceva una modella nuda.  Ne poteva vedere i fianchi, le spalle ricoperte di capelli. Avrebbe potuto accarezzarle la schiena da quanto era vicina, se solo non ci fosse stato quello specchio a dividerle. A volte la modella giaceva col volto verso lo specchio per dar modo agli studenti di ritrarre il suo corpo da un’altra angolazione. Ivette era eccitata dal potere di quello specchio. Poteva sedersi di fronte allo sguardo della modella, alzarsi la gonna e sfiorarsi il sesso. Immaginava che gli studenti dipingessero lei mentre si stava dando piacere sotto i loro occhi.

Ivette non passava molte sere nella stanza segreta. Preferiva alzarsi tardi e iniziare a lavorare nel tardo pomeriggio e continuare fino a sera inoltrata. Quello era il momento migliore per interagire coi propri clienti sul social network, scrittori e scrittrici in cerca di copertine, qualche oretta da dedicare al marketing e postare alcuni dei suoi lavori.

Un pomeriggio bussò alla porta del pittore. “Buongiorno” disse quando il giovane venne ad aprire alla porta, “ho saputo dalla signora Bellon Beauvalot che impartisce lezioni di pittura.”

Il giovane profumava di fresco e aveva occhi penetranti, di color nocciola. Vestiva una camicia larga color crema, aperta sul petto, che lasciava intravedere i solidi pettorali. Aveva un colore della pelle leggermente ramato, probabilmente il pittore non disdegnava qualche pomeriggio passato al parco vicino a prendere il sole.

“Si accomodi, la prego” disse facendo strada e invitandola nel suo studio. Ivette lo seguì e si guardò attorno. Conosceva quell’ampio locale per averlo osservato diverse volte dalla stanza segreta ma ora poteva ammirare i dipinti degli studenti posati sui cavalletti. Alcuni in stato più avanzato di altri. Nella sue mente Ivette vedeva la modella nuda di fronte allo specchio riflettente.

“Ha esperienza?”

Ivette fece un sobbalzo, ancora persa nei propri pensieri. “Sì, sono una grafica. Oggi lavoro prevalentemente al computer ma ho preso lezioni di pittura. Vorrei espandere la mia attività ed essere in grado di creare copertine di libri usando i miei disegni.”

Il cuore di Ivette batteva all’impazzata mentre il giovane spiegava la struttura del corso. Guardava il cavallo dei pantaloni cercando di riconciliare quel gonfiore con quanto aveva visto attraverso lo specchio. Era turbata dalla fisicità del suo interlocutore ma evitò di pensare alle sue mutandine che, ormai, si stavano bagnando.

Si accordarono per iniziare le lezioni la settimana successiva.

Quella sera Ivette decise di non lavorare fino a tardi e dopo cena si infilò una camicia da notte, spense le luci e aprì la porta segreta. Avanzò a tentoni nel buio e quando fu vicina alla stanza segreta si bloccò sui suoi passi. C’era qualcun altro in quella stanza.

“Vedo che hai scoperto il segreto di quell’appartamento” disse una voce di donna che Ivette riconobbe come quella della padrona di casa.

“Signora Bellon Beauvalot…”

“Chiamami Liliane. E vieni avanti, non aver paura.” Ivette si mosse con passi cauti verso la padrona di casa che, come se le avesse letto nel pensiero aggiunse, “L’altra porta alla fine del corridoio. Conduce a delle scale e al mio appartamento. Questo è un vecchio edificio, chissà quando hanno costruito queste stanze nascoste. Ma non rimanere in piedi” disse battendo la mano sul cuscino del divano di fianco a sé, “vieni a sederti qui vicino a me.”

Ivette obbedì come se fosse stato un ordine e non un invito. Poteva ora vedere la stanza da letto del pittore. Jacques era seduto sul letto; di fronte a lui una modella che Ivette riconobbe si stava spogliando lentamente di fronte a lui.

“Non ci possono sentire, a patto che non facciamo troppo rumore” disse maliziosamente Liliane. La padrona di casa, al contrario di Ivette, era completamente vestita. Indossava uno svolazzante vestito intero a fiori con un’ampia scollatura. Ai piedi un paio di scarpe eleganti e nere col tacco alto. Ivette intravedeva una collana di pietre semi preziose al collo, che riflettevano la fioca luce proveniente dalla stanza del pittore.

Le due donne osservarono in silenzio Jacques mentre faceva l’amore con la giovane modella. La guardarono prendergli il pene tra le labbra e eccitarlo, e poi scrutarono lui farla sua in diverse posizioni. Ivette era bagnata in mezzo alle gambe ma non aveva il coraggio di muoversi o proferir parola. Quando i due furono esausti Liliane si alzò dal divano. “Verrai di nuovo a guardarli? Sai, una volta al mese Jacques fa l’amore con due donne.” Ivette fece un cenno d’assenso che Liliane sembrò non vedere. La guardò allontanarsi nella semioscurità, i fianchi ancheggianti, ascoltando il leggero rumore di tacchi che si allontanavano. Quella sera, sola nel suo letto, si toccò il sesso fino a godere, ripensando a quanto aveva osservato e immaginando di essere la modella tra le forti braccia del pittore.

Ivette proseguì con le lezioni di pittura durante il giorno e continuò a incontrarsi nella stanza segreta con Liliane nei giorni successivi. Notò che a Jacques piaceva cambiare partner, a volte erano le modelle ma il giovane non disdegnava portarsi a letto anche alcune studentesse.

“Magari la prossima volta sarà il tuo turno” disse Liliane a mezza voce. Ivette non seppe cosa rispondere. Era eccitata solo al pensiero che sarebbe potuto accadere. In fondo era ancora in forma, il suo corpo non era ancora stato intaccato dal tempo e dalle rughe. Era ancora piacente.

Liliane quella sera si alzò la gonna, mettendo in mostra due belle cosce tornite, avvolte da eleganti autoreggenti scure, e iniziò ad accarezzarsi le gambe lentamente. Con una mano scorreva dal ginocchio fino all’interno coscia e con l’altra mano si stropicciava un capezzolo. Ivette la osservò infilare un dito sotto le mutandine bianche e accarezzarsi il sesso. All’eccitazione già alle stelle causata della coppia che faceva l’amore si sommava quella portata dalla padrona di casa che si stava masturbando proprio al suo fianco.

“Puoi toccarti anche tu, sai?” disse Liliane in tono malizioso. “Lo faccio spesso quando osservo i miei ospiti, anzi le sere passate mi sono trattenuta ma questa sera proprio non resisto, non riesco a evitare di darmi piacere.”

Ivette la guardò toccarsi e ansimare, con le mani che si muovevano allo stesso ritmo dei due corpi che le stavano di fronte. Le sembrava che Liliane facesse l’amore assieme ai due, come se fosse ella stessa partecipe di quella scena. Ivette non poté resistere oltre e si toccò il sesso a sua volta, trovandolo bagnato e caldo. Si infilò una mano nelle mutandine facendo scorrere le dita sul clitoride. Ansimò di piacere.

“Brava Ivette” disse Liliane, “datti piacere, abbandonati a quelle dolci carezze come sto facendo io.”

Ivette si era abbassata le mutandine che ora giacevano ai suoi piedi e, a gambe vergognosamente allargate si accarezzava il sesso, infilava un dito dentro quella piccola fessura, prendeva una pausa per evitare che l’orgasmo la prendesse troppo in fretta prima di riprendere a toccarsi.

Fu a quel punto che Liliane si alzò, andando a inginocchiarsi proprio di fronte a Ivette. “Lascia che ti aiuti, cara” le disse, e senza attendere una risposta abbassò il volto sul sesso di Ivette. Questa, ormai in preda della più frenetica eccitazione non seppe resistere. Sentiva le soffici labbra della padrona di casa posarsi sul suo sesso, la lingua danzarle ritmicamente sul clitoride. Le afferrò la nuca e la spinse contro di sé, forzandola a bere i suoi umori. Sentì Liliane aprirle le piccole labbra della vulva con la lingua, penetrarla dolcemente e portarla sull’orlo dell’orgasmo. Quell’elegante signora ben vestita e ingioiellata era inginocchiata davanti a lei come una serva del piacere, quelle dita la accarezzavano delicatamente e la spingevano verso un baratro di piacere.  Ivette fu presa dal desiderio di goderle in volto, alzò una gamba e la poggiò sulla spalla della sua ospite. Ogni tanto guardava il pittore attraverso lo specchio immaginando che fosse lui a leccarla, ad accarezzarle le cosce, a tamburellare con un dito sull’apertura del suo ano.

L’orgasmo fu violento e la fece scuotere, mandando brividi in tutto il suo corpo. Il suo sesso pulsava forte contro le labbra di Liliane. Si lasciò accarezzare dolcemente per alcuni minuti, mentre la sua compagna si dava piacere con una mano. La sentì gemere lì, tra le sue gambe. Liliane si alzò di fronte a lei. Poi si allontanò nella direzione opposta alla stanza di Ivette. Si fermò per un momento, nell’oscurità di quel corridoio e, senza girarsi disse, “A domani.”

A domani. Dio Ivette, cosa stai facendo? pensò. Ma ciò che aveva appena provato ancora la faceva fremere di desiderio, voleva godere una seconda volta, non era completamente soddisfatta. Aspetta, avrebbe voluto dirle, ma ormai Liliane se ne era andata. Tornò nella sua stanza e si accasciò sul letto. Quella notte Ivette ebbe sogni tormentati, popolati da pittori e modelle che le frugavano il corpo, da Liliane, nei suoi eleganti vestiti che la osservava godere,  seduta su una poltrona del suo appartamento. Fu un dormiveglia torturato, sentiva il fuoco sprigionarsi dal mezzo delle sue gambe come un incendio che le imponeva di soddisfarsi.

Ivette si alzò tardi e andò a fare colazione in un bistrò non lontano dal suo appartamento. Era ancora turbata dalla sera precedente, con la mente che vagava, persa in sogni erotici. Mentre era seduta a un tavolo vicino alla finestra, vide entrare il giovane pittore Jacques. Ivette fece un cenno di saluto con la mano.

“Posso fare colazione con lei?” chiese Jacques.

“La prego.”

I due parlarono di pittura ma Ivette si rese conto che stava sentendo una forte attrazione per il giovane. A fine pranzo chiese di poter assaggiare il suo dolce e così facendo i volti dei due si avvicinarono a pochissima distanza. Jacques prese a giocherellare coi capelli di Ivette, che lasciava fare. Nell’assaggiare nuovamente quel dolce al cioccolato Ivette strusciò volutamente il seno contro il braccio del pittore. Sentiva il desiderio crescere dentro di sé, Ivette non ricordava da quanto tempo era stata così vicina a un uomo sentendosi a proprio agio, sentendo il desiderio scorrerle sulla pelle. Ivette pagò il pranzo nonostante le rimostranze di Jacques.

“Portami a passeggio per la città” le disse prendendolo sottobraccio. I due si incamminarono in direzione dell’Eglise de la Trinité e poi continuarono verso la Galeries Lafayette e giù fino a Place Vendome. Ivette avrebbe voluto tornare a casa e farci l’amore, leggeva chiaramente il desiderio sul volto del giovane che stringeva a sé. E invece continuarono a camminare, a strusciarsi l’una contro l’altro come avrebbero fatto due amanti. Si fermarono per un istante e Jacques la tirò a sé, baciandola sulle labbra. La sua mano scorreva lungo la schiena, soffermandosi sul sedere della donna, che lasciò fare.

“Torniamo indietro” disse Jacques.

“Va bene, ma non faremo l’amore subito. Tornerò da te questa sera” disse Ivette prendendo la mano dell’uomo tra le sue. Poi portò un dito di Jacques alla bocca e lo succhiò come avrebbe fatto col suo membro. Si baciarono diverse volte sulla via del ritorno, cercandosi con le mani, frugandosi reciprocamente incuranti dei passanti e dei turisti. Ivette immaginò lo stupore della padrona di casa non vedendola arrivare nella stanzetta segreta e invece ritrovarla come protagonista, nel letto di Jacques.

Fu difficile separarsi dal pittore una volta sul pianerottolo di casa, entrambi fremevano di desiderio. Ivette accennò un “a dopo” prima di rientrare nel suo appartamento. Cenò da sola, in fretta, incapace di concentrarsi sul cibo che aveva di fronte, presa da un turbinio di emozioni. Si sentiva già bagnata, si chiedeva che cosa avrebbe provato a far l’amore con Jacques sapendo che la signora Bellon Beauvalot li avrebbe osservati da dietro quello specchio. Si sarebbe toccata come lei aveva fatto tante volte? Si sarebbe eccitata a guardarla? Ne avrebbero sussurrato in quella stanzetta scura una delle prossime sere? Ivette non resistette oltre e corse a bussare alla porta del pittore. Erano quasi le nove di sera e di sicuro la signora Bellon Beauvalot era già in attesa nella penombra di quella stanza segreta. Che sorpresa l’aspettava, pensò Ivette.

Non appena Jacques aprì la porta Ivette lo abbracciò, baciandolo sulla bocca.

“Entra” le disse.

Ivette sentiva contro di sé il calore emanato dal corpo del pittore, infilò le mani sotto la sua camicia accarezzandone la ruvida pelle, lievemente sudata. I suoi seni strusciavano contro il petto dell’uomo che a sua volta cercava un’apertura nei vestiti di Ivette. La brama sessuale della donna le stava dando alla testa, voleva possedere quel giovane pittore immediatamente, fare sesso direttamente nello studio, non importava quanto scomodo fosse. Gli slacciò i pantaloni, lasciandoli cadere sul pavimento, prese in mano il sesso di Jacques, trovandolo già duro e pronto all’accoppiamento. Sentiva le sue forti mani afferrarle le carni, spogliarla.

“Andiamo nella camera da letto” disse Jacques.

“Non subito, prima voglio sentirti dentro la mia bocca.” Ivette si inginocchiò e osservò quel pene liscio e duro di fronte al suo volto. Ne leccò la punta con la lingua. Lentamente ne percorse la lunghezza sfiorandolo con le labbra per poi tornare indietro e prenderlo completamente in bocca. Jacques teneva gli occhi chiusi, la testa lievemente piegata all’indietro come se stesse fissando qualcosa sul soffitto. Le sue mani spingevano sulla nuca di Ivette, obbligandola a ingoiare il suo pene quanto più possibile. Solo quando Ivette fu sicura di averlo eccitato a sufficienza si alzò e si tolse i vestiti. Era completamente nuda. La signora Bellon Beauvalot l’avrebbe osservata entrare in quella stanza, priva di vestiti, l’avrebbe guardata farsi penetrare da Jacques, mentre l’avrebbe scopata in diverse posizioni, e si sarebbe masturbata spiandoli in gran segreto.

Per un attimo, non appena Ivette entrò nella stanza da letto, sentì il sangue ghiacciarsi nelle vene. Sapeva che nell’altra stanzetta, quella che dava sullo studio, lo specchio rifletteva le immagini solo da un lato; ma Ivette non aveva mai visitato la stanza da letto del pittore. Sul lato della stanza, dove si aspettava di vedere un enorme specchio c’era solo un vetro, e dall’altra parte, nella semi oscurità, poteva vedere Liliane seduta sul divano. Per tutto quel tempo Jacques e le modelle l’avevano guardata masturbarsi di fronte alle loro prestazioni. Ogni volta che guardavano dritto nello specchio Ivette pensava che stessero guardando il loro riflesso mentre invece erano loro a guardarla masturbarsi. E ora avrebbe guardato Liliane nello stesso modo in cui tutte quelle modelle avevano osservato lei. Un doppio inganno.

Ivette sentì il pene del giovane pittore premerle da dietro, le sue mani forti accarezzarle le spalle. Non la stava forzando a proseguire, Ivette capiva che sarebbe stata una sua scelta quella di adagiarsi sul letto e fare l’amore. Si girò su sé stessa e lo baciò avidamente. Jacques l’alzò di peso prendendola per le gambe e la portò fino al letto, adagiandola dolcemente sopra le lenzuola di raso nero. Ivette era bagnata e, fremente di desiderio, allargò le gambe, pronta per essere penetrata. Girò la testa in direzione dell’ampio vetro e vide Liliane a gambe aperte; si stava accarezzando il sesso e le sorrideva. Sorrise a sua volta. Sentì Jacques montarle sopra, il suo corpo era forte e sodo, il suo pene le premeva contro il sesso in cerca di un’apertura, duro come un bastone. Ivette afferrò il membro e lo indirizzò verso la sua piccola apertura. Brividi di piacere le percorsero la schiena, lo sentiva spingere dentro di sé. Jacques si era puntellato su un braccio mentre con l’altra mano le aveva afferrato le natiche. La sollevava di peso contro il suo pene. Gli artigliò la schiena, Ivette affondò la testa contro il suo petto baciandogli i pettorali. Ivette non resisteva più, gridò “Fammi venire” ma Jacques non glielo permise. La girò pancia sotto e la prese da dietro. Ora Ivette poteva osservare direttamente Liliane da dietro quel vetro. Il suo volto era pieno di lussuria. La vide gemere di piacere e poi rilassarsi. Ivette sorrise di nuovo mentre Jacques da dietro le artigliava i fianchi e spingeva il suo duro bastone dentro di lei.

Fu a quel punto che Liliane le mostrò un altro segreto. Quell’enorme vetro era appoggiato su rotaie e con un rapido movimento lo spostò entrando nella stanza.  Si spogliò dei propri vestiti facendoli cadere sul pavimento. Rimase completamente nuda di fronte a Ivette, a parte le lussuose scarpe nere col tacco, e un filo di perle al collo. Si avvicinò e la baciò sulla bocca. Ivette ricambiò. Si girò per guardare Jacques e vide che anch’egli sorrideva. Forse era un gioco che avevano già fatto prima. Il pittore la girò nuovamente, facendola sdraiare sulla schiena. Ivette piegò la testa all’indietro per non perdere il contatto visivo con Liliane. Non ce n’era bisogno, la padrona di casa era salita sul letto a sua volta e le era montata sopra, poggiandole il sesso caldo e bagnato sulla bocca. L’unica cosa che Ivette poteva vedere era l’ampio sedere bianco della padrona di casa. Sapeva però che Jacques e Liliane si stavano baciando. Leccò quel sesso caldo seguendo i movimenti impartitegli dal pene di Jacques. Ivette venne poco dopo, urlando il suo potente orgasmo. Jacques fu secondo, lanciando un getto di sperma caldo sulla pancia di Ivette. Infine Liliane le venne sulla bocca poco dopo. Ivette era esausta e si lasciò andare per un po’, mentre Jacques e Liliane avevano preso a fare all’amore di fianco a lei. Ma ancora non era sazia. Si avvinghiò ai due pochi minuti dopo. Baciò i seni di Liliane, ne cercò il sesso, si fece penetrare nuovamente da Jacques.

Finalmente esausti, i tre si addormentarono molte ore dopo, completamente privi di forze.

Ivette tornò molte volte in quella stanza a far l’amore con Jacques. A volte anche con Liliane. Altre volte si accontentò di guardare dalla stanzetta buia quel giovane stallone fare l’amore con altre modelle. Altre volte fece l’amore con Liliane nel proprio appartamento.

Non le importava che Jacques avesse altre donne. Non le importava nemmeno che Liliane a volte avesse altri amanti. Aveva lasciato una vita dove il sesso era una sofferenza, qualcosa che l’aveva disgustata per molti anni e ora si sentiva veramente libera. Libera di fare ciò che avesse voluto, con chi avesse voluto. Ivette amava quella libertà sessuale più di ogni altra cosa nella sua vita.  E allo stesso modo quella libertà era amata da Jacques e da Liliane.

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